Europa unita

«La più grande obiezione che si possa avanzare contro il progetto di una “Europa unita” consiste nella insistenza con la quale ancora oggi viene riconosciuta la presenza di razze inferiori in Europa da parte di coloro che invece dovrebbero accettare passivamente il concetto di una “Europa unita”. Ho detto “razze inferiori”, anche se nessuno usa più questo termine. Le razze inferiori sono da sempre presenti in Europa. E lo sono ancora adesso – perfettamente riconoscibili – malgrado tutta la propaganda che mira a ottenere il riconoscimento del contrario. E allora? Nonostante la penetrazione della propaganda che ha il suo centro nei progetti di una “Europa unita”, di un rifiuto del razzismo, ecc., nessuno, in Europa, vuole avere un Negro, uno Zingaro, un Ebreo, un Indio o un Italiano come suo vicino di casa in quella che egli sente essere la propria vera casa in Europa; nella peggiore delle ipotesi, preferisce, di fatto, soltanto il fatto di non averlo. E in questo si può riconoscere ancora la salute dell’Europa.»

Wilhelm Meister e Faust

Gli anni dell’apprendistato di Wilhelm Meister rappresentano il tema concreto della realizzazione dell’individuo attraverso il fallimento del progetto messo in atto dall’individuo stesso. Qui la rappresentazione è applicata al progetto artistico, che, nel romanzo in questione, è destinato al fallimento.
A fianco di questo tema, negli Anni dell’apprendistato c’è pure un altro tema importante: l’artista non è più colui che giunge completamente formato, ma è colui che deve assoggettarsi a una severa preparazione. Il risultato è inequivocabile: il mondo non ha più bisogno dell’artista; l’arte è un sovrappiù e l’apprendistato dell’artista è appunto il percorso che deve condurre alla presa di coscienza dell’individuo che pensava di essere venuto al mondo per adempiere ad una missione artistica: quello che egli deve infatti riconoscere è che non esiste nessuna missione artistica da condurre a termine. In realtà quello che così viene compreso è la totale mancanza di ciò che una volta era l’arte, poiché in quella forma essa allora si configurava.
L’arte è un’abilità che la nostra epoca non riconosce più. L’artista è infatti un diversamente abile che deve solo mettersi da parte.
Ma la costruzione deve uccidere che cosa? La morte dell’arte, perché siamo nell’era della morte dell’arte.
La missione teatrale di Wilhelm Meister si concludeva con la vittoria di Wilhelm Meister proprio perché non era “storicamente” chiaro la necessità del fallimento del progetto individuale. E l’individuo era ancora qualcosa da salvare. Affinché l’individuo potesse autonomamente esistere, esso doveva configurarsi come fallimento: da qui il carattere problematico dell’individuo. L’individuo entra in scena solo quando suona la messa in scena della problematicità dell’individuo.
Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister cancellano il progetto di formazione, almeno come delineato negli Anni dell’apprendistato. Quello che Gli anni di viaggio rappresentano non è un nuovo raggiungimento dell’individuo, ma uno sfaldamento dell’individuo. Gli anni di viaggio devono essere considerati come complementari al Faust. Nel Faust l’individuo si rafforzava in quanto riconoscimento dell’individuo come progetto dell’individuo; negli Anni di viaggio l’individuo viene sfaldato, ma ciò che viene sfaldato è il fallimento del progetto inevitabilmente collegato all’individuo. Tuttavia qui si va oltre: il testo teatrale Faust si determina come progetto individuale, che viene mantenuto tale fino alla fine (Faust, anche nel momento della morte, realizza il suo progetto), Gli anni di viaggio vanificano il progetto; questo perché il teatro è estraneo al mondo indoeuropeo, e quindi in quanto tale, esso può prevedere il progetto individuale; l’epica, invece, non riconosce tale progetto. Se Gli anni dell’apprendistato mostravano l’adeguamento di Wilhelm Meister al suo fallimento, Gli anni di viaggio risolvono cancellando l’origine di quel fallimento; cominciando a intaccare il concetto di individuo. Questo perché il romanzo può avere una via d’uscita, in quanto l’epica è un genere indoeuropeo; ma nessuna via d’uscita è prevista per il teatro, che non ha nessuna cittadinanza in Europa.
Quindi abbiamo:
1) il teatro e il romanzo, che hanno a che fare con il progetto dell’individuo;
2) un genere non indoeuropeo (il teatro), un genere indoeuropeo (l’epica, da cui il romanzo proviene);
3) il teatro accoglie il tema del progetto individuale e nel Faust lo porta alla massima esaltazione;
4) il romanzo si forma attraverso il tema del progetto individuale.
Negli Anni dell’apprendistato viene accettato il fallimento del progetto individuale quale adeguamento dell’individuo alla realtà, ma negli Anni di viaggio viene indicata la via possibile di fuga.
L’analisi hegeliana della differenza tra epica e teatro andrebbe quindi reimpostata su queste basi:
Epica: genere autoctono (indoeuropeo).
Teatro: genere non autoctono (non indoeuropeo).

Il libro che verrà

«La libertà di narrazione, sembra, in Occidente, non avere più limiti, se non forse quelli posti dalla democrazia stessa. Un racconto che in tutta serietà esaltasse il razzismo o auspicasse i campi di concentramento, avrebbe anche da noi vita difficile.» (W. Siti, Il romanzo sotto accusa, in AA.VV., Il romanzo. I. La cultura del romanzo, Einaudi, Torino 2001, p. 154.)
Questo è appunto il libro che deve venire.

L’epoca delle macchine

È probabile che Gli anni di viaggio di Wilhelm Meister di Goethe e il Faust di Goethe costituiscano una coppia di opere complementari. Uno spinge il teatro alle sue estreme conseguenze, l’altro spinge il romanzo alle sue estreme conseguenze. Per quanto riguarda il teatro, nel Faust il teatro viene ricondotto alla sua origine non europea, passando attraverso la fase romantico-europea. Proprio in quanto opera teatrale, il Faust può intravedere l’epoca delle macchine, cioè la subordinazione dell’Europa a un pensiero che non le appartiene. Gli anni di viaggio si svolgono invece in un mondo non ancora toccato dalla previsione di quell’epoca. Infatti il teatro può guardare nell’epoca delle macchine perché è esso stesso una macchina: il palazzo rinascimentale italiano è la macchina che darà vita all’Orfeo di Monteverdi e il Faust stesso ripresenta il mito di Orfeo nell’episodio di Elena. In quanto elemento non europeo il teatro può presentare la visione dell’Europa nell’epoca delle macchine, cioè dell’epoca in cui l’Europa non è più la terra degli europei. Il romanzo, che deriva dall’epica, non può anticipare l’epoca delle macchine poiché la sua natura, a differenza di quanto accade col teatro, ne è immune.