Filmmusik

La musica è pensiero a una diversa velocità rispetto a ciò che al pensiero è permesso per tramite della lingua. Questo non vuol dire che la musica abbia bisogno della parola (come Mann semplicemente intendeva nel Doctor Faustus). Proprio tenendo lontano le parole, oppure giocando con esse, la musica si determina in quanto pensiero a livello superiore. Il vero inconveniente per la musica è rappresentato dalla evocazione di qualcosa ad essa esterno, vale a dire il richiamo ad un “programma”.
Se le sinfonie di Mozart rappresentano un passo indietro rispetto al livello raggiunto da Haydn, quelle di Beethoven rappresentano un passo a lato, come a dire che la sinfonia è finita. L’Eroica e la Pastorale sono le sinfonie che più piegano la musica alla rappresentazione di qualcosa d’altro: sentimenti eroici, sentimenti pastorali. La musica sinfonica è condannata a diventare musica d’accompagnamento. Beethoven stravolge la sinfonia. Così la musica comincia a diventare qualcosa compatibile con l’ascolto distratto, come poi sarà con la colonna sonora musicale del film. Il dato più importante di Beethoven è la variazione continua, che si esprime a pieno nelle ultime sonate per pianoforte e negli ultimi quartetti, che escono dalla rappresentazione extra-musicale. L’espansione della musica da camera indica il tramonto dell’orchestra, ormai abbandonata al suo destino di commento di un’azione e dei sentimenti a quell’azione collegati. Sul piano sinfonico il vero genio che riscatterà l’orchestra dall’impegno della rappresentazione sarà Bruckner.
In Beethoven questo spostamento verso il programma scompare nei concerti. Il Concerto per violino, i cinque concerti per pianoforte e il Triplo concerto non hanno niente di avvicinabile alla “musica a programma”. È come se lì la musica si concentrasse sul solista in un movimento centripeto.
La colonna sonora dei film comprenderà sempre l’orchestra, non chiamerà mai un piccolo gruppo da camera. È appunto una questione di “colore orchestrale” che ormai ha preso gioco in tutto il campo. Vale a dire: la musica sarà solo accompagnamento. La musica è invece a tutti gli effetti ciò che ha lo statuto del pensiero, come la letteratura, quando è ad alti livelli. Ricordare l’uso del colore orchestrale nella scena della forgia delle pallottole nel Freischütz. Si è di fronte a un processo che accompagna il romanticismo. Beethoven ammirava l’uso dei clarinetti in quella scena. Il carattere stesso della scena è sintomatico: dal punto di vista tematico è povera, ma il colore strumentale le conferisce una grande potenza.
Con il romanticismo si crea uno strano rapporto tra sinfonia e musica a programma. L’esempio massimo è la Sinfonia fantastica di Berlioz, che cerca un equilibrio tra “programma” e forma sinfonica; è infatti rispettata la successione dei vari tempi della sinfonia e la struttura generale. La sinfonia vera e propria tenderà ad essere abbandonata nel romanticismo (come si vede in Schumann). Il romanticismo esalta la musica a livello teorico, ma la spoglia a livello pratico.