Uketsu, Strani disegni

Strani disegni

Per una lettura critica di Strani disegni di Uketsu bisogna partire dalla ripetuta assenza della figura del Narratore all’interno del testo, assenza evocata con intenzione da questa forma da l’autore istesso, nascosto, che porta addosso in sé la maschera, in quanto ciò che, attraverso la sua assenza in quanto autore, ponesi come la cosa che comporta la comparsa su la scena dei vari disegni nei quattro racconti/capitoli come traccia da inseguire per la composizione del disegno complessivo, che poi potrà occupare il titolo – non più “Strani disegni”, ma *Strano disegno in quanto maschera su qualche cosa su cui tracciare il nuovo disegno stralciato.

Infatti i disegni sono ciò che con pongon le domande portate dai post postati in su lo blog – infatti i strani disegni assemblati sono la falsa dissonanza che domanda pongon portata da li post postati in su lo blog assassino.

C’è un legame tra logica e disegno, che passa attraverso lungo stretto il canale del blog, ma che coinvolge la sola scrittura e non più i disegni. I disegni fanno riferimento alla logica per lo più tradizionale, e non chiamano mai più alcun tipo diverso di una logica – basata su pluralità una di possibilità, poiché la logica che qui si indica è quella che porta ad un unico tipo di verità, che è ciò che si voleva trattenere entro l’ombra del nascondimento.

La nausea nei confronti della storia comporta la dedizione al romanzo, che è ciò che dà il via a la narrazione – e infine al romanzetto poliziesco.

La narrativa poliziesca, così come noi adesso la conosciamo, comincia con i tre racconti di Edgar Allan Poe (1809-1849) che contano come protagonista Auguste Dupin. Questo romanzo tutto giallo di Uketsu sembra volere colmare la lacuna che si è instaurata tra racconto e romanzo giallo; Maurice Leblanc (1864-1941) continua con i racconti che hanno come protagonista Arsène Lupin – notare l’assonanza tra i due nomi: Auguste Dupin, Arsène Lupin, legando i racconti fra loro. Così questo racconto di Uketsu si presenta come il risultato di una misurazione quantistica. Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle (1859-1930) introduce il passaggio fra racconto e romanzo, avendoli, quell’autore, praticati entrambi, quindi ad una serie di mq tra loro organizzate – come ha precisato Michael J. Crowe. Ferma restando la localizzazione di G.K. Chesterton (1874-1936) per quanto riguarda i racconti di padre Brown.

Il romanzo cerca di superare il paradosso organizzato ricorrendo a principi di intreccio e di personaggi. I personaggi vengono chiamati a mantenere una coerenza di psicologia lungo i diversi nodi incontrati nell’intreccio del gioco, quando invece bisogna affrontare la narrazione come ciò che pone in un canto a parte intreccio e personaggi – Finnegans Wake di James Joyce è l’unico romanzo strutturato in modo da fermare la pluralità di informazioni ad ogni misurazione, per cui è l’unico romanzo in grado di fornire il coerente superamento dei principi di intreccio e di personaggi generalmente considerati come principi indispensabili nella narrativa.

Vediamo che il romanzo giallo è solo apparentemente ambiguo. Presenta invece l’unica verità, che si fa strada, con ardente pazienza, attraverso lungo tutta la storia cesellata di tutte le possibili ambiguità che il caso può lì presentare. Questo porta al testo come congegno, che in questo romanzo, Strani disegni, porta ai diversi disegni che solo in quanto legati ad un perno fisso inchiodato sopra un piano vengono rivelati come messaggio rivolto ad un solo personaggio tra i tanti, cioè come unico messaggio lanciato ad un unico destinatario. Ma i diversi strani disegni di questo romanzo sono stati tracciati sempre con questo stesso intento.

Questa insistenza, da parte del romanzo giallo, fa sospettare di una intenzione di volere richiamare l’attenzione sull’origine.

Ancora più del disegno, il cinema, intendo ciò che è inteso come preteso racconto filmico, è basato su una direzione unica e precisa, per cui ogni forma di arte lì coinvolta (cioè la vera pattumiera de le arti varie che abbiamo: recitazione, fotografia, scenografia, musica) comporta atto di sottomissione, per cui non è ammessa forma nessuna di pluralità – ma come considerare, allora, l’istanza presentata nel mediocre romanzetto dal titolo Valis di Philip K. Dick, che invece considera il racconto filmico sia come racconto in orizzontale, quanto come racconto che sprofonda in verticale, cioè nel subliminale – fermo restando che questo romanzetto di Philip K. Dick, come tutti gli altri suoi romanzetti, è patetica dimostrazione di non sapere come organizzare anche solo quella cosa che è un semplice romanzetto di fantascienza?

La sequenza possibile indicato nel blog chiama qualcosa dei fotogrammi del cinema su cui si basa il racconto.

Il deserto è orizzontale: colui che attraversa il deserto è colui che ha l’abilità di muoversi in superficie e colui che sosta nel deserto è colui che ha l’abilità di fissarsi nel deserto in quanto santo stilita, cioè che ha l’abilità di fissarsi in un punto.

Considerando racconto giallo e Gestalt, vediamo che il passaggio da una Gestalt all’altra è sempre l’acquisizione della apparente verità unica, infatti non è data la possibilità di una forma tipo l’autentica sagoma del coniglio/papero. Ed è questo che inchioda il romanzo giallo, in quanto paraletteratura, di fronte alla letteratura.

Scrivere è intravedere un organismo autonomo che prende vita e forma in altro luogo del tutto – appunto il luogo che bisogna sorvegliare, aspettando che giunga alla sua propria forma compiuta, che allora farà nascere il testo che, chi è chiamato a scrivere, non ha mai avuto idea di scrivere. Da qui l’impossibilità del mestiere di chi scrive – che prende vita semmai come cosa trasportata da strani disegni.

Strano disegno

Ormai si tratta solo di disarticolare un discorso, quando davanti a li occhi miei capolino mi fa, sai cosa? il bastardo di italiano – e sono brutti tempi, Dio stramaledica l’Italia! – sempre la stramaledica, cazzo; il dio della razza bianca, stramaledica l’Italia – bene che Uketsu abbia contrapposto il disegno e la scrittura, ma per giudicare il livello di ciò che è stato scritto, bisogna sempre chiedersi: “quanta cattiveria c’è, in quella cosa lì, che è ciò che si presenta come la descrizione di una cosa appena disegnata?” – sia chiaro, la domanda che io pongo istessa è: “Che cosa vuole, questo bastardo di italiano, in Europa?”; che è la domanda che ogni europeo di razza bianca deve porsi adesso, quando l’Europa, che è la terra della razza bianca d’Europa, nel momento in cui l’Europa non è più la terra della razza bianca d’Europa?”, deve porsi, quando questo è la domanda che il testo non pone, perché è la domanda che il testo stona allorché stana chi non è chiamato ad abitare la terra, perché chi organizza il testo organizza qui un testo come letteratura di genere in modo da fare scomparire proprio questa parte di testo che sona e stona tra la domanda, in tutte forme sue ufficiali, ma che è la domanda che, chi legge, deve sempre comporsi davanti al suo più picciol farsi di sé medesmo, cioè davanti a li occhi suoi che leggon – con pesantezza la più estrema; riusciremo mai a tracciare in luce appieno lo strano disegno che deve togliere la vita a cui il meticciato meno che mai ha diritto? la diffusione della letteratura poliziesca in tutte le sue molteplici forme nell’epoca moderna dimostra che c’è questione una sola di forma che si riconosce solo come pura questione di forma una, perché noi non abbiamo la più chiara idea di ciò che sia vita indegna di vivere, perché noi siamo arrivati a comprendere l’omicidio singolo, a giustificare il singolo criminale, ma noi non tolleriamo ancora il disegno del genocidio, cioè dell’omicidio ad un altro livello (non più legato all’individuo, bensì alla razza), il romanzo poliziesco conciona su ciò che è delitto, senza pensare mai che cosa sia il delitto, pensando a trovare una scusa per un delitto, ma senza pensare che cosa è il genocidio, cioè il delitto ad un livello superiore, che chiama un livello superiore di romanzo, che è ciò cui la nuova letteratura, procedendo tra rovine e rovine, briciole e macerie, deve infine condurre per mano noi, invece, a comprenderlo, comprendendolo – cioè deve chiamarci, via da tutto il vecchiume, rimuovendo la forma che è solo vita indegna di vivere non è ciò che rende la vita degna di essere vissuta – ci sarà mai un’epoca, in cui i meticci verranno cacciati via dall’Europa? dico in cui l’Europa tornerà ad essere la terra della razza bianca d’Europa? dico l’epoca che noi non riusciremo a vedere, quando l’Europa tornerà ad essere la terra della razza bianca d’Europa – perché sempre più mi trovo a pensare che non ci sia un testo da interpretare, quanto cose da privare della vita, e questo sembra essere il messaggio rozzo e confuso del romanzo poliziesco che, comunque lo si interpreti, è, sì, un genere letterario rozzo quanto confuso, che però porta a riflettere, cioè a pensare oltre i comuni schemi di pensiero sinora che noi abbiamo approvato, cioè su ciò che deve essere rimosso in quanto compito che spetta a noi – gran brutta cosa è il meticcio, il meticcio italiano la peggiore fra tutte le cose, così come di colpo un tratto unico di disegno, come quello composto dal personaggio di questo romanzo, con le mani legate dietro la schiena, compone a silhouette dell’ambiente del suo assassino, metodo di accusa e difesa, dal quale però qui ci si dissocia, contro la quale si pone invece la domanda: c’è qualcosa di più schifoso dell’italiano di merda di oggi?

 

Uketsu, Strani disegni (2022), traduzione di Stefano Lo Cigno, Einaudi, Torino 2025

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