Dan Brown, “L’ultimo segreto”

Vogliamo partire da la narrazione rozza? Praga quale parco porco giochi turistico ove vecchio patetico Dan di Brown piange spicciol stille & larme (lacrime) sue marroni: ma ciò che deve essere pensato, leggendo questo inutile romanzetto de li tanti suoi, è la longevità di tutto ciò che è inutile – da qui va impostato il discorso sulla coscienza dislocata – che riguarda, sì, tutto ciò che deve essere aiutato, ma aiutato a morire – ricordando Nietzsche, mai aiutato a vivere, e l’inconsistenza dei personaggi raggiunge il massimo livello nel personaggio di Michael Harris, la scimmia addomesticata entro la sua julesverniana memoria – dico quel personaggio “Michael Harris”: l’afroamericano negro di colore, il negro, la scimmia di julesverniana memoria del romanzetto {l’afroamericano negro (il negro/nero di colore)}, che è ciò che richiama il libro che mai è stato distrutto (cioè il libro che agisce ancora quando nemmeno è ancora in circolazione) apre al libro che dice appunto men che niente: il romanzo distrugge la lingua per raggiungere l’alingua, le due fasi non costituiscono il passaggio da uno stato ad un altro quanto la sovrapposizione quantistica che si contrappone a ciò che, nella letteratura, è Jekyll di Stevenson, che è quello che il romanzetto del vecchio patetico Dan detto Brown meno che mai qui presenta; possiamo vedere che il libro distrutto è ciò che si ricompone nel titolo del romanzetto best seller che deve nascondere il proprio nome, fuorché rivelarlo alla fine come ipotesi di un libro che è ciò che non è – il tema del Narratore fluttuante apre infatti invece ad un campo diverso, scampo diverso – ma Praga come “museo di una specie estinta” conferma a pieno la precisione di visione del principio nazista, perché o si vede Praga come set di un cazzo di filmetto con italiani di merda, o si vede Praga come museo di una specie estinta, che però non richiama la frotta del turismo del cazzo, voi conoscerete, suppongo, l’invenzione di Morel, – bene, ma la questione di fondo è che la razza slava è ciò che deve essere eliminata, laddove questo romanzetto parla a voto parla di ciò che deve essere incluso, per far posto ai visitatori del museo – da qui la posizione di quei due ingombranti meticci russi che sono quei due personaggi, in questo romanzo, il personaggio di Sasha Vesna e il personaggio di Dmitrij Sysevich, che rappresentano l’aspetto mite e l’aspetto aggressivo del meticciato slavo, che, fraudolentemente, vecchio patetico Dan del Brown quello presenta come alternanza di due stati di coscienza, (personaggi, se vogliamo cazzeggiare) mentre invece, egli per primo, attraverso ombrosi personaggi suoi, sa di qualcosa che è nota come sovrapposizione quantistica, così possiamo parlare di situazioni, più che di narrazione di storia una sola – che è storia di una storia del cazzo (chi legge si trova immerso in un mare di situazioni che si avvicendano), ma niente a che fare col principio de la misurazione quantistica (della), perché niente di tutto questo ha a che fare col principio della misurazione quantistica, infatti ciò di cui stiamo argomentando è un non-romanzo – un film presentato nella copertina di un romanzetto in formato cartaceo e/o digitale dal vecchio patetico Dan Brown e dal suo team ringraziato quanto messo in scena negli sbrigliati Ringraziamenti, dove gli interpreti ricevono applausi negli ingombranti abiti che li hanno visti comparire in su la scena dentro veste la di un sipario tirato con i nomi appena appena modificati: la Praga di L’ultimo segreto non è nemmeno falsa lungo verità sua, perché è talmente falsa da vera là sonare come set ingombrato da ingombranti turisti del genere romanzo (italiano di merda? Italiano di merda, che ti aspettavi?), la fissità delle parole è ciò che A.M. Ripellino ha caricato ne la Praga magica & Dan Brown, col suo din e’l suo dan, ha messo in gioco così come sono quei personaggi del cazzo di quel romanzetto del cazzo vecchio patetico Dan del dan Brown (Daniele) – io me li figuro, questi italiani di merda che sculettano sulle strade di Praga magica squill ettando: “Sembra di essere sul set di Amadeus!” mica per niente un italiano di merda è un italiano di merda, considerare le voci di dissociazione testuale (quelle sempre in prima persona che registrano il modo di pensare soggettivo del personaggio, riportati sempre in corsivo), lo mettono dritto in fila là dove il comunismo forfait ha dato, lo sdoppiamento è allora parola la fondamentale, che permette di seguire la formazione di quel personaggio Sasha/Golem, che è comunque un personaggio unico a modo suo, quanto l’inconsistenza del richiamo allo sdoppiamento nel vecchio romanzetto del vecchio patetico Dan detto Brown, capace di nominare la sovrapposizione quantistica quanto di riproporre lo sdoppiamento de la personalità in letteratura ma non di chiamare la sovrapposizione quantistica nei suoi personaggi del cazzo, da dove deriva la pericolosità del personaggio Sasha Vesna? dal non avere una terra, in quanto cosa meticcia, Sasha Vesna non abita la terra, ma ha la capacità di imprimere nella terra vibrazioni negative, che sono le vibrazioni negative che permette la creazione del Golem che è ciò che scorre Praga affetta dall’ovetourisme, la Praga degli italiani di merda, l’unico modo di interrompere questa corrente è sopprimere il portatore di questa corrente, ma noi non siamo ancora pronti a risposta codesta, che chiama al genocidio, cioè ciò che chiama la corrente negativa della terra, pensare il rapporto tra Sasha Vesna e la struttura sotterranea, quando è notte, il meticcio italiano bussa alla porta, come il ladro di cui la sua sporca razza meticcia lo rende partecipe, cazzo, se proprio devo pensare a questo inutile ultimo romanzetto del cazzo del vecchio patetico Dan & Brown, non posso fare a meno di pensare alle inutili quindici sinfonie del cazzo del disgustoso meticcio russo Dmitrij Šostakovič del cazzo Dmitrievič, che mi fa pensare a quei cazzo di musichieri che sono sempre stati gli italiani del cazzo coi loro modi di fare del cazzo di italiani di merda del cazzo, questi italiani di merda del cazzo mi sono sempre stati sul cazzo almeno tre tre cinque volte tutti quanti – chi legge, come le ragazze di Cyndi Lauper, vuole solo divertirsi – italiano di merda, smamma via! uffa, dico qui qui giusto tanto io: i romanzetti di Dan Brown non contano niente, come le quindici inutili sinfonie del meticcio russo Dmitrij Šostakovič, quando Dmitrij è ciò che porta, chi legge, a pensare le due persone (due) separate, che è ciò che non è da pensare, cioè lo sdoppiamento della personalità – quello che Dan Brown presenta nel suo romanzetto (da soldi 2+2, Dan di merda, din dan, Brown), ma che il vecchio patetico Dan Brown presenta come ciò che non è da pensare – sì, ma dico io sputare sul muso negroide del meticcio italiano Dante (intendo Dante di merda – brown di colore come tutta sua sporca razza sua di cacca, non ricordo più il cognome, porco di un Dio) è un piacere che non ha prezzo, dico che quelle quattro cicce andrebbero spiaccicate via dall’Europa: [ L’Europa alla razza bianca d’Europa! ] Dan Brown è DANte di merda marrone di colore fratto suo – BROWN d’inchiostro – nient’altro che accolto nel nuovo mondo, come appunto quel romanzetto del cazzo qui presenta quando naviga su sua barchetta turistica di pasdaran, come Dante di merda a suo tempo, questo perché l’arte meticcia di Dan Brown permette di comprender arte di disgustoso meticcio russo Dmitrij Šostakovič, che forse manco quello conosce, ma qui serro – a chi mi ha letto da questo lembo limbo di meticciato schifoso, costa di Italia di merda, auguro, cazzo, insieme a vita breve, ciò che per lui alta gli schiocca certo meglio in faccia (-la): “Sempre viva la fica!”, quale benevolo venticel in su fronte sua la (mai non si sa) – preghiamo Dio perché dia noi il disordine delle parole…

Dan Brown, L’ultimo segreto, traduzione di Annamaria Raffo e Roberta Scarabelli, Rizzoli, Milano 2025.

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