Indoeuropei e semiti

Deve essere stato Georges Canguilhem a precisare come un tumore non sia, in sé, qualcosa di aberrante. È l’organismo in cui il tumore si manifesta che lo determina come aberrazione.
Questo perché non si confuta un tumore, lo si combatte. Ed è giusto comprenderlo nell’ottica che non prevede altro che la sua distruzione.
La modernità ha determinato l’era in cui il mondo può essere qualcosa su cui estendere un dominio globale. L’occidentale era della tecnica e il monoteismo semita sono i principi che tendono a vedere il mondo come un qualcosa da controllare in modo irreversibile.
L’Europa è l’origine della globalizzazione quanto la terra che è uscita dal pericolo dell’intolleranza accantonando la componente semita che le giungeva dal cristianesimo. Ma questo soprattutto perché la vera componente razziale dell’Europa non è semita. Grazie a questo l’Europa ha potuto mettere in un canto il cristianesimo, quanto bastava per desemitizzarlo parzialmente, cioè per diminuirne la ferocia (la ferocia insita nella razza semita; la sua ferocia tumorale). L’islamismo è invece l’espressione diretta della razza semita, che pertanto, in quanto piena espressione della razza semita, deve essere intollerante e assassino (è il tumore allo stato puro).
In Occidente l’influsso del cristianesimo semita viene attenuato a partire dal medioevo ed è, da allora, sempre più presente in Europa il disprezzo verso la componente semita all’interno del cristianesimo (Fichte, Discorsi alla nazione tedesca; Renard, Vita di Gesù). È solo vedendo questa biforcazione tra razza bianca e componente semita nell’interno dell’Europa che si può comprendere lo svolgimento ideologico dell’Europa. Tramite l’indoeuropeistica l’Europa ha compreso la necessità di difendersi dalla razza semita perché la razza semita è ciò che ha snaturato la sua natura originaria e che maggiormente può snaturarla in futuro. Così l’Europa non sarà mai se stessa finché – nella sua terra – concederà casa al semita.
Questo perché il semita è colui che non ha terra. È colui che ha solo deserto intorno a sé. Ma è anche colui che ha la volontà di rendere tutta la terra un deserto. Il semita è colui che deve distruggere la terra per realizzare il Regno al di là della terra. Per colpa del semita il deserto cresce su tutta la terra. Per colpa dell’Europa non si fa niente per combattere chi nasconde in sé deserti.
Così la differenza è tra abitare la terra e desolare la terra. “Desolare la terra” è desolare una terra già desolata di suo. Equivale a contribuire alla desertificazione.
Questo perché la terra non è terra di conquista, ma luogo dove viene esperita la Terra del Sacro.
L’islamizzazione è l’ultimo tentativo della razza semita per semitizzare il mondo. L’islamizzazione è qualcosa che viene da lontano, da molto tempo prima dell’islam, perché ha le sue radici nella stessa razza semita.
Il cristianesimo è stato il primo tentativo di semitizzazione globale della terra. Tentativo riuscito parzialmente a causa dell’indoeuropeistica, che ha identificato nella razza semita il nemico interno da combattere; e perché il cristianesimo si è sviluppato in Europa, cioè nella terra della razza bianca d’Europa. Ma il secondo tentativo (l’islamizzazione) comporta un meccanismo più difficile da combattere. Perché l’islam si è sviluppato all’interno della razza semita e solo in un secondo tempo si è trasferito in Europa. E questo trasferimento ha avuto dalla sua parte l’illuminismo, che è il vero nemico di razza che l’Europa, a proprio danno, ha creato dentro di sé.
Ma l’Europa è la terra cui spetta il compito di scacciare la razza semita dal mondo. Sul corpo della terra non c’è posto per tutti e due i duellanti. Così come in un corpo non c’è posto per un tumore.
Il cristianesimo è uguale all’islamismo. Quello che lega cristianesimo e islamismo è la razza semita. L’Europa della razza bianca d’Europa si è difesa nel passato dal cristianesimo semita, ma deve difendersi adesso dall’islamismo semita. Perché il nemico è sempre lo stesso: la razza semita, il nemico autentico di ciò che vive.
Sveglia Europa! Crepa semita! (Il gioco è lo stesso!)
Non sono gli uomini a essere antisemiti, è la terra a esserlo.
Così si scopre che l’uso umano degli esseri umani comporta il ritorno della schiavitù e poi il riscatto del genocidio. Che cosa è il genocidio se non il gioco dell’uomo ritornato fanciullo? Che cosa è se non il tocco del bambino delle stelle che, nella sua solitudine, prova sempre qualcosa di nuovo? Che cosa è se non il gioco aperto dal superuomo?

Questione di stile

Con serena indolenza un nuovo modo di scrivere può venire avvertito nelle ultime lettere di Nietzsche quanto nelle ultime poesie di Hölderlin. Posto che in entrambi i casi si accetti ciò che porta a saltare da lampo a lampo.
Di quanto ha bisogno uno scrittore? Solo qualche cosetta: un banchetto, una stanzetta, una finestrella. E poi un parapiglia di tempi – dove posare un nido di parole.
Musil ne offre un’ipotesi di stile nella terza parte dell’Uomo senza qualità (capitolo 7, “Arriva una lettera di Clarisse”).

Fuori Umberto Eco

La cultura ufficiale è adesso un po’ meno ufficiale e noi ci siamo tolti un peso dallo stomaco.
Con la sua narrativa, Umberto Eco è diventato il Borges dei poveracci. Per fortuna di ciò che è sano, questa narrativa non ha innalzato il livello culturale dei poveracci, ma nemmeno ha abbassato il livello di Borges.
Umberto Eco rappresenta in pieno la dannosità di tutto ciò che è italiano nei confronti della cultura internazionale. Grazie ai suoi libri, Umberto Eco ha potuto diffondere a livello mondiale quella furbizia, quel servilismo, quella cialtroneria che hanno sempre contraddistinto ciò che è italiano. Ha potuto trasformare nequizie “nazionali” in qualcosa in cui tutto il mondo ha potuto riconoscersi come segno dei tempi della globalizzazione. È la stessa cosa che Nietzsche riconosceva nei confronti di ciò che è ebraico. E quella stessa cosa non stupisce poi più di tanto: ciò che puzza può puzzare in mille modi differenti, ma al naso darà sempre fastidio.
Umberto Eco “spirito libero”? Un italiano è servile anche quando non è servile, così come è ladro anche quando non ruba.