Miguel Serrano, “Adolf Hitler, l’Ultimo Avatara”

Uno dei meriti del libro Adolf Hitler, l’Ultimo Avatara di Miguel Serrano è di impostare il discorso riguardante il meticciato – la formula di partenza da cui la trattazione parte, è del tipo: Dio ha creato le razze umane, il demonio ha creato il meticciato, l’antirazza? che è quanto riferisce Tolkien nella sua narrativa? – questo noi non lo possiamo sapere, ma da qui in poi, cioè leggendo questo libro di Miguel Serrano, noi possiamo stabilire l’importanza dello gnosticismo, che comportava tre forme umane ben distinte secondo i valentiniani (forma spirituale, forma psichica, forma ilica), nel momento in cui ci accingiamo adesso a leggere queste opere; per cui quello che possiamo sapere è che il discorso impostato da Miguel Serrano all’interno di quel libro è ciò che ci riguarda – in quanto ciò che ci chiama ad una nuova lettura del libro.

Una volta che si sarà creata la nuova razza, non ci sarà più bisogno di un progetto di genocidio, perché questa nuova razza saprà per istinto che cosa allontanare da sé, per la propria salvezza; questo perché il progetto del genocidio è necessario solo quando la razza è debole, e deve essere ancora guidata e preservata dalle influenze letali, cioè da ciò che è antirazza.

Suppongo che dopo sia più che sufficiente il progetto di una città come museo a cielo aperto, parlo di Praga, quando il meticciato slavo sarà invece stato rimosso, non vi sembra?

Parliamo del meticciato. Noi tutti conosciamo il meticcio italiano Dante (Dante di merda), noi tutti conosciamo il meticcio italiano Boccaccio (Boccaccio di merda), noi tutti conosciamo il meticcio italiano d’Annunzio (d’Annunzio di merda), noi tutti conosciamo il meticcio italiano Pasolini (Pier Paolo, il finocchietto); noi tutti sappiamo che questi tre (4, secondo altra sempre possibile numerazione) meticci italiani non sono altro che disgustosi esponenti del meticciato (meticci italiani, italiani di merda, vita indegna di vivere), questo perché la cosiddetta “letteratura italiana” non può che vivere se non grazie a tanti meticci che compaiono regolarmente nel tempo e ad un finocchietto che compare di tanto in tanto tra loro, fior da fiore, che non è ciò che riguarda l’ultimo avatara. Sia chiaro: io dico solo di togliere la vita a ciò che “vita indegna di vivere” – niente di più.

Lo sbarramento di razza è comunque la cosa che deve essere considerata, quando il nemico è proprio la vicinanza tra ciò che è razza e antirazza, come ha dimostrato Nietzsche in un veloce passaggio di un lettera dove il pericolo era rappresentato dalla vicinanza di tutte le cose – che è lo stesso pericolo che Heidegger ha formulato qualche tempo dopo in una conferenza. Già ai tempi di Essere e tempo Heidegger aveva indicato nella morte la scelta estrema che riguardava l’essere umano come ciò che, in quanto essere umano, lo aveva messo in grado di effettuare la Scelta; nella conferenza del 1949 la morte è solo l’annullamento avvenuto nei campi di sterminio nazisti – ma questo prevede due tipi di “esseri umani” con due tipi di morte differenti: l’essere umano che sceglie di essere il punto in una serie in quanto punto destinato alla morte; la cosa vivente che viene annullata come cosa che fino a quel momento era solamente in vita, in quanto vita indegna di vivere che può essere annullata – per quanto questo Heidegger non lo abbia scritto esplicitamente e Miguel Serrano non lo abbia invece compreso compiutamente, a quanto sembra.

Parlare di macchine e robot è cosa tanto difficile quanto parlare di meticci; il mediocre scrittore di romanzetti di fantascienza Philip K. Dick non se ne è mai reso conto, infatti Philip K. Dick affronta la questione della eliminazione dei robot, cosa che Miguel Serrano non fa assolutamente, in un romanzetto mediocre, come tutti quelli che egli ha scritto, che non ha portato alla riflessione su ciò che è il comportamento nei confronti dei robot, cioè della replicazione golemica.

Bene considerare questi tre autori: Heidegger, Miguel Serrano, Philip K. Dick in quanto compete ciò che non può morire in quanto non umano, cioè macchina, cioè robot: per il protagonista del romanzetto Gli androidi sognano pecore elettriche? si tratta solo di “ritirare delle macchine” che hanno completato il loro ciclo vitale in quanto macchine, precisando che non si tratta di uccidere – perché è solo il pensiero filosofico o l’inopportuna intromissione di travestimento letterario in un modesto romanzetto di fantascienza a effettuare il passaggio tra l’umano e la macchina nel senso dell’estrema estensione del pensiero cristiano.

Parlare di macchine e robot è cosa tanto difficile quanto parlare di meticci; il mediocre scrittore di fantascienza Philip K. Dick non se ne è mai reso conto.

La divisione della terra è ciò che avviene, dentro la terra, quando il Polo Nord chiama il Polo Sud. Quello che dobbiamo chiederci: “Che cosa chiama, in questo libro di Miguel Serrano, come cosa che pure non chiama, serrato in quanto cosa che non chiama dall’interno dei ghiacci di un testo?”

Digressione sul robot (Perché la verità?)

Ci siamo talmente abituati a vederli intorno a noi, che non li riconosciamo più, quando non li abbiamo più vicini: il tema del robot nasconde ciò che si oppone al tema di ciò che riguarda l’essere umano, cioè di quella parte che ormai si può definire anche come “vita indegna di vivere” – negli antecedenti di questa opposizione (che prevede la triade: essere umano/vita artificiale/vita indegna di vivere) si possono indicare: Heidegger (trattazione filosofica, l’essere per la morte e le vittime dei campi di sterminio nazisti); Miguel Serrano (trattazione esoterica in chiave gnostica); Philip K. Dick (trattazione in chiave di romanzo popolare: l’androide che si nasconde fra gli umani, l’umano che non sa di essere un androide – Philip K. Dick era una persona qualunque, molto intelligente, con scarse qualità artistiche, che campava scrivendo modesti romanzetti di fantascienza, capitato per caso nel tempo in cui l’opposizione non deve essere più di natura binaria, come nel classicismo, ma ternaria, perché deve essere chiara la distinzione tra razza bianca e meticciato, che è ciò che porta alla distinzione tra umano e robot; ma perché allora Miguel Serrano parla di robot, se poi rifiuta di credere nella “cancellazione”, sempre possibile, di robot attraverso i campi di sterminio nazisti? Philip K. Dick considera la possibilità di non sapere se si è un umano o un robot (è quello che accade al protagonista del mediocre romanzetto Gli androidi sognano pecore elettriche?) mentre Miguel Serrano pone la domanda sul meticciato, richiamando il vecchio libro di Nicolás Palacios dal titolo Razza Cilena (1904), che tratta del meticciato come ciò che rimane della domanda della razza quando non c’è più razza nel paese dei giganti dove la domanda viene sempre posta; che è ciò che porta a porre la domanda estrema, perché bisogna rendersi conto che essere parte del meticciato è accettare di estinguersi, per raggiungere una forma superiore nel modo più veloce possibile, mentre solo la livrea, e non il muso, distingue un meticcio da quello che è un altro meticcio – mentre la questione fondamentale è: che cosa significa ritirare (pensionare) un robot? e fino a che punto il ritiro di un robot può essere confuso con l’uccisione di un essere umano (che è ciò che fa il film tratto dal mediocre romanzetto di Philip K. Dick?), che è ciò che lega il robot a ciò che è antirazza, cioè a ciò che è niente altro che vita indegna di vivere, ma soprattutto ciò che deve chiedere perché Miguel Serrano ha dovuto negare con tanta insistenza il progetto di un genocidio da parte del nazismo nei confronti dell’antirazza? la questione non è indagare in quale modo l’androide si intrufoli nella vita degli umani, ma come privare l’androide di quella parvenza di vita, che lo definisce come vita indegna di vivere, che è ciò che deve richiamare la domanda finale di Nietzsche: “Perché la verità?”, che è ciò che permette la danza finale della liberazione, la danza che riguarda la cancellazione di 335 fottuti meticci italiani giù alle Fosse Ardeatine di merda; infatti il robot non è ciò che la letteratura ha consegnato con il vocabolo “robot”, inventato dal meticcio slavo Karel Čapek, ma ciò che troviamo attivo e vivente intorno a noi, che è ciò che troviamo come la cosa che non si distingue da ciò che è ciò che abita la terra, per cui è lecito domandarsi ciò che solo il talento mediocre dello scrittore Philip K. Dick ha potuto porre come un tema su cui riflettere – nel campo della narrativa – dove trovare il modo, perfettamente legale, per privare, questa cosa vivente, della sua vita, dal momento che questa cosa non è altro che “vita indegna di vivere”? ribadisco che Philip K. Dick ha parzialmente affrontato questo tema nel romanzetto Gli androidi sognano pecore elettriche?, ma non è arrivato a porre la domanda fondamentale, che era stata ancora permessa al meticcio slavo Dostoevskij di porre: se gli umani non sono l’uguaglianza che solo un dio semita (cioè un dio della razza non bianca, cioè dell’antirazza) può garantire, come alzare la mano sopra una creatura di questo Dio, dio del meticciato, dio meticcio, dio dei pidocchi, che non ha nulla a che vedere con l’ultimo dio, il dio che deve arrivare, il dio che sarà il dio della Razza Bianca? questo perché la scelta della razza bianca è la scelta del Sacro Nord, che è la scelta che ha imposto a Himmler la scelta del vecchio castello di Wewelsburg, dove gli italiani avevano da tempo allungato le loro zampe ed antenne di insetti e di meticci, ma che è la costruzione che punta come freccia al Nord, perché il negro come il meticcio è ciò deve essere abbattuto, perché è la cosa che mai ha abitato la terra e mai abiterà la terra. – Fine della digressione. Dio stramaledica l’Italia! Sempre la stramaledica!

[   L’Europa alla Razza Bianca d’Europa   ]

La questione riguarda la pericolosità del meticciato, penso io; ma in che cosa consiste la pericolosità del meticciato? il meticcio non è quella cosa pericolosa per quello che fa, ma quella cosa pericolosa per quello che è: solo ragionando in questo modo, che è il ragionamento che pensa a partire dalla razza, si comprende che il meticciato non è la cosa con cui sia possibile impostare una qualunque convivenza, ma la cosa che deve essere respinta (sospinta e spazzata via), essendo questa questione ciò che pone la differenza tra ciò che è lo straniero giunto in ciò che è di casa e ciò che lo Straniero in quanto ciò che non è di casa – per cui è giusto porsi la domanda: “che cosa fare del meticciato?”.

La terra del meticciato è la terra dove si incontra ciò che è lo straniero e ciò che è lo Straniero. La differenza tra lo straniero, cioè ciò che non è straniero, e ciò che è lo Straniero si basa sul fatto che ciò che è straniero mostra ciò che è nell’aspetto di ciò che non è ma ciò che sarà chi si accosta a ciò che per lui è straniero, nel momento in cui ciò che è è ciò che è stato, mentre ciò che è Straniero mostra solo ciò che non è e che mai dovrà essere; questo perché lo Straniero non è cosa viva ma robot, replicazione golemica, immagine priva di autentica vita di ciò che invece, cosa sola, ha vita. È il caso di sperare in una nuova ideologia – in cui Miguel Serrano abbia finalmente letto Heidegger?

L’Ultimo Avatara di Miguel Serrano precisa che la Germania nazista non ha mai intrapreso azione alcuna di genocidio, quando la Germania nazista avrebbe dovuto intervenire in modo pratico su ciò che già era stato definito ciò che altro non era che “vita indegna di vivere” dal punto di vista teorico da tempo.

La questione degli esseri ilici è affrontata anche da Heidegger nella conferenza sul pericolo, dove si avanza l’ipotesi che nei campi di sterminio nazisti non sia morto nessuno. Infatti Heidegger riconosceva una soglia fra ciò che è umano e ciò che non lo è – come accadrà nella narrativa di Dick. È un forte limite al pensiero che Heidegger non abbia considerato la possibilità della narrativa, cioè di una narrativa pensante, limitandosi alla possibilità di una poesia pensante.

Questo comporta il discorso intorno a ciò che è il concetto filosofico di “Essere umano”, che Heidegger aveva già formulato di suo, ai tempi di Essere e tempo.

Noi incominciamo adesso a comprendere come si sia giunti a questo attuale sbilenco concetto di “essere umano”, ma un diverso concetto di “essere umano” è sempre possibile, dobbiamo adesso noi riconoscere.

Almeno lo si spera – superato inciampo questo, che sembra sistemato a caso nostro ciottolo d’inciampo, messo lì per il nostro intralcio, ci dobbiamo chiedere: che cosa è, a questo punto, l’Arte di leggere?

Il discorso della razza è qualcosa che riguarda tanto Miguel Serrano quanto Michel Houellebecq, nel senso che nessuno dei due affronta il problema della razza nella sua doppia presentazione che ci riguarda in quanto problema: in quanto razza che in quanto razza deve abitare la Terra; in quanto razza che in quanto antirazza deve essere rimossa dalla Terra.

Di questo si tratta, cioè pensare il modo in cui l’eliminazione, autenticamente in serie, di “esseri umani”, non ha niente a che fare con l’eliminazione di esseri umani, bensì con la cancellazione di robot, cioè di macchine costruite per svolgere una semplice funzione e solo quella, cioè replicazioni golemiche, cose che ora non vanno più bene – tutto qui, penso, stare qui la faccenda – come già il mediocre scrittore Dick aveva a suo tempo affrontato nei suoi romanzetti, e come già la questione era già stata posta da Čapek nella sua mediocre commedia sui robot.

Parlare di macchine e robot è cosa tanto difficile quanto parlare di meticci; il mediocre scrittore Philip K. Dick non se ne è mai reso conto.

Priebke, come egli stesso specifica nella sua autobiografia, doveva solo cancellare dei nomi a mano a mano che i meticci italiani lì ammassati venivano spostati, attraverso un secco colpo dietro in quello che poi è stato chiamato “l’eccidio delle Fosse Ardeatine”. Quei meticci erano solo cose che venivano cancellate con scrupolosa attenzione una riga dopo l’altra; quando era il suo turno di colpire i meticci a lui appioppati, Priebke consegnava la lista ad un altro, che si premurava di cancellare i nomi dei meticci italiani della cui cancellazione si doveva occupare lui, Priebke; ma si trattava sempre di meticci, cioè di vita indegna di vivere, perché il meticciato non è niente altro che vita indegna di vivere.

Leggere è portare oltre quello che nel testo viene soltanto indicato. Portare nella terra dove queste indicazioni avranno un altro senso, ma saranno accolte con attenzione. Questo “portare oltre” può indicare l’azione di una traduzione, cioè di un’azione che da una lingua viene trasportata ad un’altra; oppure, in mancanza di una traduzione, ciò che nella stessa lingua, o modo di parlare dei meticci (qui indicato come il disgustoso modo di parlare del meticcio italiano), deve essere compreso in differente modo.

Leggere, da parte nostra, L’Ultimo Avatara di Miguel Serrano, è chiamare ciò che è il meticciato d’Italia alla Collina della Legge, che rende ciò che è l’Italia, in quanto la maledetta Italia che sempre è stata, ciò che comporta poi l’essere parte del meticciato da parte della maledetta Italia, cioè ciò che non ha diritto alcuno, nel momento in cui Miguel Serrano ha segnalato una possibilità del meticciato, cioè ciò che non ha diritto alcuno, essendo “vita indegna di vivere”, in quel libro indicato parte fondamentale del meticciato cileno, essendo Miguel Serrano nato in Cile, – che comunque non è la possibilità definitiva del meticciato, perché il meticciato, ogni forma di meticciato, è sempre ciò che prima di tutto deve essere scacciato da ciò che è la terra della razza bianca d’Europa – mentre Miguel Serrano indica la funzione del meticciato cileno come ciò che può accogliere e proteggere la razza bianca in fuga (prima della Grande Guerra e dopo la Grande Guerra).

Tramite la lettura, il Sacro Nord è il dono offerto a chi, attraverso l’ipotesi della terra del sacro, ha reso di nuovo la terra piccola cosa viva di nuovo eternamente, pronta a richiudersi, quando andare nella terra era invece solo avere terra dove andare, per cui il dono della terra è adesso il dono della storia, il dono della saga, il dono del mito, che non ha nulla a che vedere con ciò che è arte del racconto, storiografia, poiché la Terra del Sacro è ciò che pone ciò che è la sbarra/spada tra ciò che è razza e ciò che è antirazza quando terra non è più ciò che era una volta la terra, che porta all’incontro con ciò che è Sága.

Ciò che è straniero si incontra nel tempo in cui ciò che è di casa si avverte come ciò che non è più di casa, fermo restando che si rimane sempre all’interno di ciò che è di casa per cui è giusto che si incontri ciò che in questo tempo è stato, cioè è avvicinato come ciò che è straniero, che è il tempo dell’eclissi; quando lo Straniero è ciò che ci si trova davanti di colpo e che non può mai essere ciò che è di casa, ma ciò che deve essere scacciato – l’Europa ritroverà la sua natura quando avrà trovato il modo di scacciare da sé le cose viventi che non le appartengono: il cristianesimo semita, il socialismo mongolo-semita; vale a dire, in tutti e due i casi, il meticciato italo-mongolo-semita. L’Europa ritroverà la sua natura quando avrà trovato il modo di restituire se stessa alla razza bianca d’Europa. Ma affinché questo accada, è necessario porre la spada tra ciò che è Razza e ciò che è Antirazza, che, nella terra, è ciò che divide l’andare nella terra come creare ciò che è andare nella Terra del Sacro in quanto andare nella terra del sacro, quando andare nella terra è solo invece solo avere terra dove andare.

La terra che è viva, in quanto “cosa viva”, chiama due volte il suo abitante: nel tempo in cui la terra è cosa autenticamente viva, quando la terra può scegliere il suo abitante; nel tempo in cui la terra è alla fine del suo ciclo vitale in quanto “terra viva”, nel tempo in cui la terra non può più scegliere il suo abitante e può solo indicare una pallida spiccata preferenza, ombra di ciò che una volta aveva voluto dire abitare la terra, che colui che è stato fatto oggetto di questa pallida preferenza non può che scegliere di ignorare, perché quella terra non è più, a tutti gli effetti, la terra in quanto terra della razza bianca, ma solo il terriccio che chiunque può calpestare o disporre in quanto terra dove andare – anche un negro (in quanto terra dove andare), anche un meticcio italiano (in quanto terra dell’accoglienza da parte di chi ha solo terra dove andare).

Poeta di razza bianca

 

Paroliere del meticciato (Meticcio italiano)



Quando avevamo terra dove andare, la terra era ciò che è la terra del sacro, che si manifestava a noi in quanto Terra del Sacro dove andare; quando ciò che è terra è per noi solo terra dove andare, la terra è solo terriccio che lo Straniero vero, cioè ciò che è destinato a rimanere sempre “lo Straniero”, può calpestare, minaccioso, caracollando in ciò che è appena la terra che era stata.

Parlo di quella serie di dettagli che, osservati uno per uno, costituiscono tante piccole imperfezioni in una collana, ma che, nell’insieme della figura, realizzano la sua unica perfezione della figura completa.

Hölderlin indicava la differenza tra ciò che è parola che si parla e ciò che è destinato a diventare canto, che è ciò che, per noi, è la differenza tra ciò che è frammento in Novalis e arte della frammentazione in Bruckner.

Lungo tutto questo lungo suo libro, Miguel Serrano sottolinea sempre l’importanza dei nativi americani per quanto concerne il ricordo di una cultura, che è la cultura della Razza Bianca. Che cosa determina la superiorità della razza bianca nei confronti del meticciato, o nei confronti dell’antirazza, come forma di ciò che è autoctono nell’ambiente, come nel caso dei nativi americani? il fatto che solo la razza bianca possa garantire il passaggio ad una forma infine superiore di cultura, che è ciò che chiama un tipo umano superiore e poi ciò che chiama ad esso, mentre le forme autoctone, nel migliore dei casi, non fanno altro che mantenere rigidamente una forma di cultura che non può condurre ad alcuna cosa diversa – da qui le teorie accelerazionistiche, a cui si rimanda.

Miguel Serrano non considera le giuste obiezioni di Walther Darré riguardo ai castelli, che costituiscono la falsa dimensione di difesa che la razza bianca (germanica) non ha mai praticato, come punto intermedio tra la casa e la città – ma lo stesso rapporto, così istituito, tra castello e città indica qualcosa che non è autenticamente indoeuropeo, ma qualcosa che giunge da fuori, un po’ come avviene per il teatro; stai a sentire, è quello che io, nei riguardi delle Fosse Ardeatine ho indicato ripetendo per trecentotrentacinque volte sempre la stessa frase: “Alle Fosse Ardeatine ci cago sopra”, perché è solo così che un testo diventa vivo, mentre è più che giusto il discorso sulle pietre come sistema di agopuntura della terra; quando Lovecraft riconosce due tipi di coloni dall’Europa all’America del Nord: i coloni di razza bianca (inglesi, tedeschi, scandinavi, olandesi, celti), i coloni del meticciato (slavi, spagnoli, italiani, francesi, greci) – che è ciò che rimanda alla terra viva.

Allora che cosa è la terra che Miguel Serrano considera in quanto terra che comporta lo spostamento dal Polo Nord al Polo Sud, quando la parola “cosa” contiene la difficoltà che è guardare ciò che determina ormai “la Cosa”, quando lì si ha di colpo l’insieme di varie cose date, cioè ciò che viene determinato dall’antica parola germanica þing, che determina la riunione delle tante cose, tutte distinte, in una stessa parola, che è ciò con cui qui si ha a che fare – che è ciò a cui noi non siamo abituati con le nostre parole?

Sapete che 335 italiani (parlo di 335 italiani di merda, s.v. “Fosse Ardeatine”) sono stati mandati ad essere cancellati, secondo logica, quella, più che giusta, che stabilisce: “10 meticci = 1 di razza bianca”? Però mi arrovello sempre: chi è quel bastardo di italiano che mi si appressa dietro? Poco tempo fa c’era stata una querelle in su la questione giusto questa, nella maledetta Italia di merda, ma non del tipo che coinvolgeva Genet Jean, il finocchio impuntato (da distinguere dal meticcio italiano Pasolini Pier Paolo PPP, che era solo “Pier Paolo il finocchietto, il finocchietto non più selvatico, bensì il finocchietto addomesticato”). Però mi chiedo sempre: chi è quel bastardo di italiano che continuo a sentirmi premere alle spalle, con la sua puzza, qui, nella maledetta Italia, l’Italia di merda? Sarà il meticcio italiano Dante di merda? Sarà Pier Paolo, il finocchietto? Pier per logica e scienza, Dante di merda anche dovrebbero essere tutti e due ormai marciti stramarciti da tempo nel terriccio che a loro non compete, ricordiamoci che erano due disgustosi meticci italiani – due disgustosi meticci italiani, niente altro e che un meticcio non ha terra in nessun modo, al massimo ha qualche palata di terriccio sopra la carcassa sua sempre maledetta. Ma questo apre alla possibilità di una terra della razza bianca d’Europa che deve ritornare ad essere la terra della razza bianca d’Europa, non vi sembra?

Il nazismo è ciò che deve essere considerato per andare oltre (richiamando una ideologia fissa alla teoria dell’accelerazionismo); guai se l’America fosse stata lasciata ai nativi americani, non ci sarebbe stata nessuna spinta accelerazionista, perché solo la razza bianca può formulare ciò che è la teoria filosofica dell’abitare la terra, cioè di ciò che è “abitare la terra” dal punto di vista filosofico, che è ciò che porta oltre la teoria in quel momento raggiunto dalla razza bianca (accelerazionismo).

Scrive Miguel Serrano: «Solo il giudeo, l’Elementarwesen, è irrecuperabile, perché è un golem di Jehova.» (p. 662). Questo ci riporta alla domanda: “Che cosa fare del meticciato?”, che adesso sappiamo essere solo cosa irrecuperabile tra tutte le cose del mondo? Perché, se questa cosa era solo un robot, una serie di replicazioni golemiche, è così importante proteggerla da un eventuale progetto integrale di rimozione (cioè cancellazione del nome, che è uguale genocidio?).

Nel romanzo I due indiani (1973), Juan Rodolfo Wilcock dedica un esilarante paragrafo molto ben riuscito sull’arte di sterminare gli indiani – scritto più o meno dieci anni prima dell’Ultimo Avatara. Caldamente io ne invito all’attenta lettura.

Georges Canguilhem (Il normale e il patologico, 1943) mostrava come il tessuto tumorale non sia poi tanto diverso dal tessuto sano: sta al medico identificare il tessuto tumorale e decidere di rimuoverlo, per quanto innocente questo tessuto possa sembrare – quando è immerso nel tempo dei suoi sogni più che innocenti. Anche questo libro è il caso di rileggerlo con attenzione sognante.

Due sono i modi per fare scomparire ciò che è vita indegna di vivere: dal punto di vista strutturale (il nuovo romanzo saggio, che la maledetta Italia non ha percorso se non nella forma di Fratelli d’Italia, che qui non ha niente da dire nonostante tutti i suoi numerosi anfratti) – dal punto di vista psicologico (il vecchio romanzo che qui non vale la pena considerare); l’esperimento mentale del gatto di Schrödinger potrebbe mai esserci di aiuto adesso?

Consideriamo, noi tutti che sappiamo che esiste la piega del meticciato italiano, lo schema possibile dell’Ultimo Avatara.

Prima parte – Gli Archetipi nella memoria individuale dell’Autore, che riguardano alcuni tra i principali archetipi: l’Eroe, il Capo, il Maestro.

Seconda parte – Dall’Archetipo si può risalire a qualcosa di più antico ancora. È l’Arte della Fuga che regola le varie città nascoste e le fortificazioni dei Castelli, l’agopuntura della terra, il mito della morte di Baldr e la promessa della sua resurrezione.

Terza parte – Il Polo antartico. Gli Iperborei in America. La dispersione dei giudei. Il mito di Atlantide (l’America come parte di Atlantide). I nativi americani come ricordo della tradizione iperborea.

Quarta parte – Il grande Ordine della SS della Germania nazista, che prevede il Castello di Wewelsburg, la terra restituita alla sua autentica magia originaria, cioè il ritorno della magia della terra.

Quinta parte – L’Ultimo Avatara destinato a ritornare – ormai solo come Kalki?

Va bene questo schema? Questo schema si integra con ciò che è la vicenda biografica di Miguel Serrano, che, stando a questo libro, si svolge secondo queste sezioni che vediamo abbozzate: il Cile dei giganti; il suo lavoro come diplomatico; le dimissioni a seguito della vittoria elettorale del socialista Allende, che stava consegnando il Cile dei giganti ai mongoli dell’Unione Sovietica; il ritorno nel Cile dopo il colpo di stato di Pinochet; il nuovo abbandono del Cile (quando il ceffo del meticcio cileno Pinochet aveva gli stessi tratti mongoli del ceffo mongolo del meticcio slavo Stalin); infine il ritorno in Cile alla fine della dittatura, quando ormai nessuno più lo conosce e lo stesso Cile è cambiato, trasformandosi in qualcosa di estraneo per lui.

È quello che dico io per quanto riguarda la maledetta Italia: un gerarca fascista era in tutto e per tutto sullo stesso piano di un comandante della Resistenza, perché entrambi non erano altro che disgustosi meticci in numero due.

La terra resa di nuovo magica attraverso la rivivificazione di Wewelsburg è però la Terra del Sacro, nel momento in cui solo chi la cerca la può trovare, ma che può trovare solo nel momento in cui non è consapevole di ciò che egli va cercando – questo è appunto il significato del Parzival di Wolfram come riletto e presentato da Miguel Serrano, testo molto importante nella terza parte dell’Ultimo Avatara.

Lo schema complessivo del libro che si sta qui trattando (L’Ultimo Avatara) porta a che la terra sia di nuovo la parte viva che era quando la terra era ciò che era stata la terra, quando la terra era solo terra viva.

Miguel Serrano visita la cripta sotterranea della Torre Nord di Wewelsburg, quando ormai la Germania nazista ha perso la guerra, il luogo più segreto del Castello; tutto quel “Castello” è inserito in un territorio magico. «Le SS avevano studiato a fondo l’organizzazione templare e riscoperto la loro scienza della costruzione di castelli, applicando quella stessa conoscenza delle correnti telluriche dei monaci-guerrieri.» (p. 692). «Il loro [delle SS] piano per Wewelsburg era quello di un Cromlech Iperboreo, in connessione magica e sotterranea col miracolo ed il mistero delle Externsteine.» (p. 693) – che è il tema della terra resa di nuovo magica. Dove trovare l’energia per il Nord, che ha permesso a Himmler di spiegare il Castello di Wewelsburg, più volte riedificato, a nuovo centro dell’Ordine che guarda al Sacro Nord, e a Miguel Serrano di scrivere L’Ultimo Avatara?

D’Annunzio era un meticcio (il caso ha voluto che fosse un meticcio italiano). Leggendo quello che ha scritto quel meticcio italiano, intendo il meticcio che è stato il meticcio italiano d’Annunzio, si può cominciare a comprendere quello che Nietzsche ha inteso con il termine “superuomo”, che intendeva ciò che usciva da ciò che allora era il genere umano – il riferimento è al settimo volume delle Opere di Nietzsche nella versione Colli-Montinari. (Il meticcio italiano d’Annunzio potete anche lasciarlo stare.)

I sistemi di informazione attuali ci danno costantemente i resoconti in tempo quasi reale del numero dei meticci arabi (tot semiti) cancellati per un motivo o per un altro dai meticci ebrei (tot semiti) – ma quello che deve essere presente è che è lo stesso mostro (ciò che è semita) che sta divorando se stesso (ciò che è semita); perché ciò che è semita (tot semita), in quanto vita indegna di vivere (tot semiti), non ha diritto di vivere sulla Terra, che è la terra in quanto Terra della Razza Bianca – che si oppone a ciò che riguarda ciò che è il robot.

Vediamo adesso meglio i due capitoli indicati in modo diverso nel libro di Miguel Serrano: La Grande Guerra (Prima parte), Chilli-Mapu. Il Paese della Stella del Mattino (Terza parte). La Grande Guerra è ciò che comporta i movimenti che portano al rifugio nella terra dove bisogna solo stare riparati (nascosti); la Guerra ha avuto due fasi: una manifesta, la guerra essoterica combattuta da Adolf Hitler, in quanto Ultimo Avatara; l’altra nascosta, la guerra esoterica combattuta da Adolf Hitler, in quanto Ultimo Avatara, che è ciò che ancora deve arrivare a conclusione.

Che cosa indica lo schema che sembra essere presente in Adolf Hitler, l’Ultimo Avatara? La terra viene qui restituita alla magia che le è sempre stata propria, ad opera del nazismo, che è ciò che permette alla terra di chiamare il suo abitante, anziché di essere solo la piattaforma per le varie cose che di volta in volta la percorrono in uno scalpiccio disordinato o che invece la occupano massicciamente: voglio dire che un meticcio, un negro, un nativo americano non coglie la magia della terra e non può entrare in sintonia con la terra, perché queste forme-cose viventi o immagini di ciò che non è “la Cosa”, non hanno nessun rapporto con la terra e sono soltanto cose alla ricerca di una piattaforma dove poggiare in quel momento, alfine di realizzare il loro bluff, ciò che riguarda la loro vita di immagine; ma la terra stessa tende a respingere da sé queste forme degenerate, come già aveva indicato lo scrittore di razza bianca H.P. Lovecraft.

Il meticcio non pensa – non pensa mai, sia nella forma del meticcio spagnolo Almodóvar Piotr quanto non pensa mai nella forma del meticcio italiano De André Fëdor, il meticcio non pensa e al massimo può delegare un altro meticcio italiano di trovare la battuta di spirito giusta in quel momento, il gioco di parole giusto che li accomuna e ne mostra lo scintillio dell’inconsistenza in quel caso comune, perché il meticciato è ciò che, per sua natura, non poggia su alcunché in quanto a suolo e terra. Questo “delegare” non è altro che implementare robot, replicazioni golemiche, che è quello che Miguel Serrano mostra continuamente nell’Ultimo Avatara – per quanto si dimostri poi così restio a promuoverne la rimozione. Il meticcio non pensa, è automatismo, robot, replicazione golemica, che replica in modo automatico quanto è già stato scritto come puro automatismo.

Se risvegliare la terra è avere conoscenza di ciò che è meticciato, allora è più che giusto, adesso, porsi la domanda iniziale: “che cosa fare del meticciato?”. Felice chi può dire: “Io, per quanto ho potuto, ho diviso le razze, ad altri il compito di togliere la vita a ciò che è antirazza”. Qualunque cosa sia la piccola cosa che è l’Italia, l’Italia è qualcosa che deve morire (crepare), affinché l’Europa non sia mai qualcosa di africano. Questo è il motivo per cui io considero giusto ritenere qualunque tentativo di diffusione della cosiddetta “cultura italiana” un atto criminale, da punire per legge in modo conseguente. Fermo restando che io non odio l’Italia, penso sia giusto spiegare il motivo per cui io odio sì tanto smodatamente l’Italia: perché questo antipaese ha dato i natali ad uno dei più grandi nemici della razza bianca: il terrorista negro Nelson Mandela – questo deve essere chiaro: la presenza degli italiani costituisce un danno perché il meticciato è un danno per la razza bianca e gli italiani non sono un pericolo per quello che fanno, ma per quello che sono.

Ora è presto, ma un giorno accadrà: Peter Longerich lo prospetta come il progetto che il nazismo aveva indicato come “nuova Europa”. Il progetto del nazismo è destinato a ritornare, almeno finché nel mondo si potrà parlare di razza bianca, ma in questo progetto Adolf Hitler non è più l’Ultimo Avatara perché l’ultimo avatara non deve più essere legato a un individuo, dovendo comprendere il mito come insieme – la battaglia interrotta, che deve essere ripresa in quanto il nazismo è il Mito destinato sempre a ritornare, se si restituisce al nazismo la sua vera natura di Mito della razza bianca: La Nuova Europa, ovvero l’anticristianità, perché l’Europa è la terra della razza bianca – che deve ritornare ad essere la terra della razza d’Europa.

Se la verità non ha più importanza, che cosa garantisce ciò che prima garantiva la verità? il fatto di potere andare oltre, accelerando il processo, arrivando laddove non si sarebbe mai potuto pensare di arrivare, come quando è accaduto quando Nietzsche ha posto la domanda fondamentale: “che cosa è verità?”.

(Pensato e messo a punto qui, al Kiernan, tra un bicchiere e l’altro di wine of the country.)

 

 

Referenze varie:

Miguel Serrano, Adolf Hitler, l’Ultimo Avatara, 2 volumi, traduzione di Nicola Oliva, Edizioni Settimo Sigillo, Roma 2010

Immagini Royalty Free: alla didascalia “Poeta di razza bianca”, immagine del poeta di razza bianca Friedrich Hölderlin; alla didascalia “Paroliere del meticciato (Meticcio italiano)”, immagine del meticcio italiano Pier Paolo Pasolini.

Taguieff, Il razzismo

Per qualsiasi considerazione del libro di Pierre-André Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti (1999), è importante partire dal capitolo finale, che pone la domanda fondamentale, su cui questo post piglia le mosse: Perché essere antirazzisti? – vale a dire: “perché l’antirazzismo – cioè la cosa a cui tutti, comunque, devono aderire?” Vogliamo, prima di tutto, vedere che cosa dice Taguieff?

«Dobbiamo partire da un apparente paradosso, ben noto per quanto non ben sondato: mentre la parola “razza” è diventata “tabù”, ed è comunque ideologicamente sospetta e quindi viene evitata, dopo la sconfitta del regime nazista che l’aveva massicciamente sfruttata a fini propagandistici, la parola “razzismo”, al contrario, non solo è comunemente utilizzata, ma viene applicata a un numero indefinito di situazioni, ed assume quindi una funzione vaga, come approssimativo sinonimo di esclusione, di rigetto, di ostilità, di odio, di paura fobica o di disprezzo.» (p. 5).

Possiamo dire che la parola “razza” rischia adesso la stessa sorte toccata alla parola “religione” tanto tempo fa: considerata cosa inutile dalla ideologia dominante nei primi decenni del Novecento, è stata, da allora, posta al bando, finché il terrorismo islamico non l’ha più volte, in pluriforme spoglie, portata a spartire dai Settanta qual cosa da considerare, come cosa contro cui si sbatte si sbanda, per cui la razza è la cosa contro cui si sbatte e sbanda adesso: il mongolo, il terrorista islamico, l’italiano di merda in cui s’inciampa a forza, e che dice che il terriccio su cui quello sta non è più la terra degli europei.

La messa al bando, ombre, larve, de la parola “razza” è il pericolo che attualmente ha a che fare con la razza bianca, quando l’idea apre a ciò che è il parlare di razza, quando l’unico sistema politico, che abbia parlato di razza, è stato il nazismo, che adesso può essere considerato solo in quanto hitlerismo esoterico – quando è allora sempre la vicinanza la cosa che deve essere combattuta. La parola “razza” subirà la stessa sorte della parola “religione”.

«Sulle terre mobili del razzismo, o meglio, dei razzismi, tutto è in continua ridefinizione, tutti i dati subiscono delle metamorfosi, mentre gli elementi simbolici si rinnovano.» (p. 7).

«Il vacillamento dell’evidenza d’origine biblica dell’unità dell’uomo, nell’Europa erudita del XVIII e del XIX secolo, non ha potuto prodursi che, da una parte, a causa della radicale naturalizzazione dello statuto della specie umana all’interno dell’ordine del vivente (e più precisamente nel regno animale) attraverso l’iscrizione dell’umano nel sistema zoologico (Linné, Buffon), e, dall’altra, a causa del progresso dell’irreligiosità, dell’ateismo e dello spirito della libera ricerca.» (p. 16) – che è proprio ciò che riguarda Nietzsche in quanto pensatore della fine dell’epoca della metafisica. Ma in quanto fenomeno occidentale e moderno, il pensiero razzista presenta comunque una invariante: la messa in questione dell’unità del genere umano, vale a dire ciò che determina ciò che riguarda ciò che è dell’essere umano, quando, ormai, non tutte le forme viventi possono essere considerate più soltanto forme dello stesso essere umano.

«La radicalizzazione del pensiero razzista è stata, dunque, favorita dalla decristianizzazione degli spiriti, che ha trasformato in leggenda o in mito la tesi monogenista la quale dava un fondamento culturale alla visione della fraterna unità di tutti gli uomini.» (p. 16). Il razzismo è stato favorito dall’indebolimento delle teorie cristiane in quanto mito della creazione da parte di un’unica coppia umana, mito ritenuto ormai semplice leggenda – ma da qui punto in cui il razzismo si apre in quanto pensiero critico e pensiero diverso.

Il razzismo è un mito, e, in quanto tale, non fondato su base scientifica: il mito è ciò che deve essere caricato di significato perché scaricato del significato all’origine; gioco perché il gioco è assurdo, contrariamente alla scienza, perché di per sé vuoto, pura struttura, masse che si aprono in quanto pura ampiezza, come fa la musica – struttura assente, musica per sordi, come da sempre è stata la musica autentica: il razzismo è un modo di vedere il mondo in quanto modo che è mondo solo come modo di giocare il gioco del mondo, cioè modo di vedere il mondo in quanto mondo da giocare.

Scienza è ciò che va sottoposta al principio che, di volta in volta, ne verifica le ipotesi, oppure le invalida; il mito è ciò che è destinato a ritornare, non essendo soggetto alla prova di validità – per questo il mito è pericoloso in quanto incontro con ciò che determina il pericolo. Il razzismo, nella forma del nazismo, ha rappresentato l’incontro con l’estrema pericolosità del mito, determinando, nella forma della rovina architettonica, ciò che è destinato a ritornare – che non comporta più il rispetto di ciò che è vero in quanto adeguamento a dottrina scientifica in un momento, ma adeguamento a ciò che è destinato a ritornare più volte nel tempo, che, a partire dalla forma della rovina, è ciò che chiama alla nuova battaglia.

Qualunque manifestazione possa allora avere la possibilità di “pensare diversamente”, bisogna considerare che, in qualunque manifestazione umana, vale sempre la domanda impostata da Nietzsche: “Perché la verità?”.

Che cosa ha stabilito, questo libro, prima della domanda fondamentale che esso ha posto: «Come si diventa razzisti?» Una risposta può essere: “per caso, ma solo sempre quando si è alla ricerca di qualcosa che è tutt’altro da quello da cui si era partiti”, vediamo che la spiegazione è già tutta nell’avvio di Jacques di Diderot – che è il punto più giusto per impostare il tema riguardante l’Illuminismo, domanda posta come domanda prima da Taguieff, eppure tema che conduce al superamento del cristianesimo, che vale in quanto superamento della metafisica. Per cui l’Illuminismo è sempre il punto giusto per porre questa domanda da un grande angolo giro di occhio di Olanda: “Che cosa vuole, questo bastardo di italiano, in Europa?”

“Bort från Europa!” deve allora essere la risposta contro questa cosa (che è il bastardo italiano) che spinge e spunta, spina fastidiosa, cosa ormai da tutte le parti – ricordare ancora che la risposta dal punto di vista illuministico era la prima risposta proposta nel libro di Taguieff.

Il razzismo non si dimostra e non si difende, perché è ciò che si sente come viva cosa che cosa si vede di colpo saltare come tutto in cui non tutto ciò che vive ha più diritto alla vita – perché si riconosce che esiste la vita che è vita in quanto vita che è vita indegna di vivere, che è la cosa che adesso deve essere vista in quanto cosa vivente che costituisce solo forma che deve essere cancellata.

Il tema del superamento del cristianesimo è ciò che porta al tema della terra in quanto terra viva, che è ciò che porta a dividere essere vivente da cosa vivente, in quanto ciò che divide pura immagine di ciò che è vivente, così come gli esseri ilici nient’altro erano che pura immagine della forma divina riferita dallo gnosticismo – che è ciò che Heidegger ha indicato in quanto accaduto nei campi di sterminio nazisti, dove solo forme erano state annullate, senza che nessuno, contrariamente a quanto si cominciava allora a dire, fosse mai morto. Poiché quelle cose non potevano morire, così come non può morire mai pietra, quando viene annullata, spiccata, spaccata, spacciata, dissolta entro sua di petra petrosa scontrosa natura. Questo rimanda alla duplicità dell’oggetto, che è la cosa con cui noi comunemente siamo chiamati ad avere a che fare, perché è ciò che deve sottrarre la Cosa, con cui abbiamo a che fare solo appena una volta, quando dalla cosa con cui abbiamo a che fare comunemente, passiamo a la Cosa come incontro che l’Incontro si ha con la Cosa, – che allora incontriamo solo nella Terra del Sacro, quando la terra non è che terra dove andare, in quanto terra dove andare è solo terra in quanto Terra del Sacro, perché è il Nord che chiama.

Anziché essere la cosa volgare che oggi si pensa essere, il razzismo è la cosa che ha a che fare con il sacro.

Sia chiaro: alle Fosse Ardeatine ci cago sopra, dritto come chiaro è che chiaro è che, se Nelson Mandela mi fosse capitato fra le mani, gli avrei rifilato la polpetta avvelenata diritto – che chiaro si meritava e che lo avrebbe fatto fuori in 4 + 4 = 8. Se al terrorista negro Nelson Mandela fosse stata data la polpetta avvelenata, del terrorista Nelson Mandela non si sarebbe mai più balbettato. Dico che Dante, da che mondo è mondo, mi ha sempre dato il voltastomaco.

Ma mai mi si venga a dire che il meticcio impesta la terra spostandosi, lungo verme, lungo terra lunga tutta, il meticcio sporca e azzanna la terra anche quando non sporca la terra, perché il meticcio è sporcizia: per questo il meticcio è ciò che deve essere fermato prima di ogni suo andare. Questo perché il meticcio non è la cosa che deve essere eliminata per quello che fa, ma la cosa che deve essere eliminata per quello che è, per cui salvare la vita a un negro è l’atto criminale di cui si dovrebbe essere chiamati a rendere conto.

Ma penso intanto si debba partire dal corpo falso corpo/uomo di Artaud, che implica l’arte di rinascere al mondo senza più madre né padre a seguito proprio, che è quello che è successo finora ai bastardi – che è ciò che avviene quando la lingua si configura come lingua che pone la differænza dalla parola. Ma qui bisogna rimandare alla lettura di Miguel Serrano: Che cosa vuole dire nascere là dove parlare di razza è come parlare di corda in casa dell’impiccato?

Quindi? Quello che è da affrontare è il tema filosofico dell’abitare la terra: solo la razza bianca abita la terra; razza bianca, ovvero razzismo, poiché il razzismo riguarda il modo di sentire la terra da parte della razza chiamata dalla terra ad abitare la terra, cioè la razza bianca, che è ciò che esclude la nozione moderna di “individuo”. Non esiste, né mai esisterà, razzismo da parte del negro o del meticcio, perché il meticcio o il negro non abitano la terra, ma occupano la terra così come una cosa occupa una cosa, oppure il meticcio e il negro trasformano ciò che occupano in cosa vasta sempre morta. Il razzismo è la scelta della terra che deve essere vista in quanto terra che è terra viva, cioè terra cosa cui spetta il diritto di scegliere il proprio abitante – quindi la scelta della terra che cerca i suoi abitanti, quando gli umani avvertono la scelta della terra in quanto terra viva, mentre i meticci ne offrono soltanto la sonora beffa in scorza di pernacchia.

La musica del meticcio italiano Monteverdi ha molto in comune con quella del meticcio slavo Musorgskij; mi riferisco al tipo di approccio che un ascoltatore di razza bianca ha nei confronti di quella marmaglia di musica: è musica bella, eppure musica dotata di un qualcosa che deve tenere lontano quell’ascoltatore.

Noi tutti conosciamo il meticcio italiano Dante e il meticcio italiano Boccaccio, e puranco, dire oso, il meticcio italiano d’Annunzio (Gabriele Rapagnetta) e il meticcio italiano Pasolini (Pier Paolo finocchietto), ma possiamo dire, noi, che conosciamo il meticcio? Il meticcio è la beffa che l’età disegna sul muso che ci sghignazza davanti – conosciamo gli italiani, gli italiani di merda, che hanno impestato il mondo? Mai sia stalla, Europa, per bestiame di Allah, arabi o italiani; ma terra sia ove si stana e straccia a pezzi il Dio del nemico con la sua marmaglia – che è ciò che porta a pensare diversamente, che è quello per cui ci si era posti qui alla ricerca, come risposta posta dalla domanda del libro di Taguieff. Solo allora si avrà l’apertura del mondo in quanto mondo come mondo che è mondo da giocare, vale a dire modo di giocare il gioco del mondo. Terra d’Europa non è ciò che sta come città aperta d’Europa; quando come animali, famiglie zombie, cose portatori di caffettano, caracollano ne le città aperte d’Europa, che non è terra d’Europa: il portatore di caffettano maschio apre la fila con il suo palco bianco a vista, il portatore di caffettano femmina segue subito dietro, i portatori piccioli di caffettano cuccioli giungono ultimi in ciuccio all’uscita dell’ultimo supermercato nelle città, che è l’ultima città rimasta sul palco d’Europa.

Per usare adesso le parole di Nietzsche di tanto tempo fa, un negro deve essere, sì, aiutato, ma aiutato a morire.

Importante: che cosa spinge al razzismo? ciò che distingue, per natura, tra malattia e salute, ma se non c’è più questa possibilità di distinguere per natura, mi sa che è inutile tentare di inculcare questa possibilità.

Ma mi sa che ho smarrito il filo… Come deve essere profondo, oggi, ciò che è lo scrittore… dico “oggi”, che è ciò che determina lo scrittore che è solo lo scrittore che sarà scrittore di domani… profondo come è profondo, oggi, solo il sonno – che è il sonno della ragione, che è solo il sonno della nostra ragione.

Cazzo!, ho detto, o no, che a quei 335 bastardi di italiani delle Fosse Ardeatine ci cago sopra? Mica me lo ricordo! Così ora devo rileggere tutto… dico tutto quanto questo post… (cazzo!)

Via dall’Europa, l’italiano di merda! Via dall’Europa, l’italiano!

L’Europa alla razza bianca d’Europa!

Ho tirato abbastanza la catena del cesso su quel bastardo di italiano di Dante del cazzo? Eppure il nome di quel bastardo di italiano di Pasolini Pier Paolo l’ho più volte pur fatto: che cosa vuole, quel bastardo di italiano, in Europa (Pier Paolo finocchietto)? mi viene da chiedere. Tanto è che lo dico a proposito di quel bastardo di italiano di merda, che me lo trovo sempre davanti, ma ogni volta è come non lo avessi mai detto; per cui ogni volta mi trovo a chiedere: che cosa vuole questo bastardo di italiano in Europa, col suo muso di ramadan? che cosa vuole, ogni qualunque bastardo di italiano, in Europa, col suo muso di ramadan? ma forse è proprio questo che non ho detto abbastanza. Mi sta bene.

Pierre-André Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, traduzione di Federica Sossi, Raffaello Cortina Editore, Milano 1999

Hitlerismo esoterico 2025

Non improbabile è che “razza” – in quanto parole – finisca per subire maligna sorte istessa di meticcia picciol parola “religione”, costretta a tornare in campo in tempo suo gramo in cui parola stessa sembrava del tutto posta in loco di assoluta dimenticanza – come in quel di Gaza or con gioia noi veder possiamo: dove cose da terroristi poste son a cose di terrorizzati (= temi grami per gli scarafaggi tagliagole di Allah e i meticci loro in tutto il campo d’Europa? meno che mai io ci giurerei. Un negro, un meticcio, un semita non abita mai la terra e mai ha terra da rivendicare. Le parole addormentano in un congiunto rifiuto de le parole oppure chiamano nove tutte parole che lingua quindi fanno) – ma ciò che non si può fare nella politica, è ciò che dal bit porta al Qubit, in quanto nuovo modo di fare politica.

Questo perché ideologia nasconde in gozzo suo componente razziale, in senso in cui scelta ideologica è scelta di razza, da rigettare, essendo ideologia regia via a campo di appartenenza di razza: chi sceglie ideologia basata su uguaglianza e inclusione di tutte culture in loco uno qualunque, sceglie del campo il punto ove stare, ovvero il luogo del meticciato; chi sceglie una ideologia basata sulla differenza di diritti e doveri tra dèi e umani, sceglie la terra in cui abitare, ovvero il tempo della razza bianca, poiché solo la razza bianca ha il mondo come ciò che pone umani e dèi, che sono anche per noi i monti lontani del Cile dei giganti, mentre l’animale ha solo tana e percorso come ambiente ove svolgere ciclo suo vitale, perché il meticcio, come l’animale, ha solo ambiente, cioè luogo dove bestialmente stare e restare, ma non il mondo, perché solo la razza bianca abita la terra, anche quando la terra è solo spazio ove il dio del nemico tentacolarmente con stupidità movesi, come ciò che si evince dai testi di Miguel Serrano dedicati all’hitlerismo esoterico, che è ciò che giubilar mi fa in quanto ciò che spetta a la terra:

]     L’EUROPA ALLA RAZZA BIANCA D’EUROPA!     ]

Giusto è il progetto di aiutare il negro nel suo triste d’Africa ambiente oppressa, dove quella cosa ha avuto prima sua nascita ossessa; ma l’unico modo per aiutare un negro, come Nietzsche insegna, è aiutarlo a morire: considerazione, dico io, che è ciò che porta al novello impegno che tutti riguarda – quindi aiutiamo, sì, adesso i negri, ma aiutiamoli a morire. Che è ciò che comporta la nuova formazione dei medici: i medici che saranno chiamati a togliere la vita a ciò che è solo vita indegna di vivere, che porta al discorso su ciò che giubilar mi fa in quanto ciò che deve essere restituito a la terra, che è la memoria di sangue de la razza bianca:

]     RESTITUIRE L’EUROPA ALLA RAZZA BIANCA D’EUROPA!     ]

L’hitlerismo esoterico porta a pensare ciò che è da pensare – la differenza tra le razze, la terra viva, il rapporto tra dèi e umani nella terra abitata dagli umani –, nell’epoca in cui la modernità mette al bando la forma del pensiero (per cui è lecito chiedersi: si tornerà mai a pensare diversamente, cioè a pensare oltre il cristianesimo?). Esiste solo la terra della razza bianca, mentre esistono i luoghi molteplici del meticciato, dove compare l’Idea del Nord, che è l’idea di tutti i nord possibili nel mondo, ma perché memoria è memoria de la razza bianca, perché diversa memoria una diversa non c’è. È per questo che lecito è porsi appena fra la nuvola la domanda questa: “Che cosa vuole, questo bastardo di italiano, in Europa? Perché questo bastardo di italiano non se ne torna in Africa, loco da dove, fraudolentemente, questo bastardo di italiano è giunto, fraudolentemente, sul suo barchin di pasdaran, maledetto bastardo italiano figlio legittimo di tant’Africa bastarda?” Differenza tra memoria, che è ciò che riguarda la razza bianca, e “rimembranza”, che è ciò che riguarda i mucchietti di parole del meticciato, sì tanto convenientemente posti insieme nei graziosi mucchietti di inutili parole da parte del meticcio italiano G. Leopardi (Giosue), mucchietti – i graziosi mucchietti di parole messi insieme dal meticcio italiano G. Leopardi sono come le inutili quindici sinfonie, sirene che incantano, messe insieme dal meticcio slavo (russo, se non sbaglio) Dimitri Dmitrievič Šostakovič, impropriamente, per strafalciona fretta di tutti, lambitamente definiti tuttora anche ancora “poesie”, perché ogni paroliere può mettere insieme graziosi mucchietti di parole, così come ogni musichiere può mettere insieme un sostanzioso mucchietto di note tanto da accumulare quindici inutili pesanti sinfonie – laddove solo il poeta può passare dalla parole alla lingua, perché solo la razza bianca può avere il poeta, che è ciò che indica il destino della razza, mentre il meticciato ha solo il paroliere, che è ciò che ballando or qua un po’, or ballando là un po’, può mettere insieme graziosi mucchietti di parole stantie, perché non ha destino alcuno da indicare, né di nascita né di morte, come diceva Heidegger constatando che, nei campi di sterminio nazisti, non è morto mai nessuno, ma solo cose e cose erano state qua e là tranquillamente annullate. Solo la razza bianca ha il poeta, così come solo la razza bianca ha il compositore, cose ben diverse da quello che è il paroliere e il musichiere, che sono ciò che niente ha a che fare con ciò che è razza.

Memoria è solo memoria di razza bianca. Un negro, un meticcio, un nativo americano non ha memoria: un negro, un meticcio, un nativo americano non abita la terra, ma occupa la terra, sì come occupa petra posta in terreno, o come scorre terra petra, sì come fradicia frana di ferito terriccio freme tutto attraverso terreno. Solo la razza bianca abita la terra, perché solo la razza bianca è chiamata ad impostare tema di abitare la terra nella poesia di Heidegger e nella filosofia di Hölderlin come tema che riguarda da sempre, poi inizialmente, ciò che riguarda la razza, che è la razza bianca dal meticciato.

Il nazionalismo è costrizione, se l’individuo è chiamato a difendere ciò che è il luogo dove casualmente esso ha avuto sua comparsa nel mondo; mentre sempre è la terra a chiamare il suo abitante. Noi non pensiamo più la terra come ciò cui spetti il diritto di chiamare il suo abitante, perché pensiamo la terra solo come terra da scorrere in quanto turisti o in quanto migranti, perché vediamo la terra solo in quanto terra dove andare, perché non pensiamo più la terra come ciò cui spetti il diritto di scegliere il suo abitante, perché pensiamo la terra solo come terra dove andare – ma questo solo quando andare nella terra è ormai solo andare nella terra del sacro, perché non pensiamo più la terra come cosa viva, che sceglie, chiama o respinge il suo abitante. La terra è ciò che chiama il suo abitante, così come la lingua è ciò che chiama il suo parlante alla verità della lingua – in quanto ciò che comporta la verità dell’abitare e del parlare, cioè del destino che all’abitante o al parlante è imposto riguardo la posizione nella verità. Solo in quanto gli umani rispondono a questa chiamata, si ha il pervenire alla verità da parte degli umani, che è però ciò che riguarda la razza bianca, mai il meticciato – che è invece solo lo sberleffo dell’abitare e del parlare, cioè lo sberleffo della nozione della parola, come il personaggio di Pierino, in quanto eroe nazionale di quel paese e cosa tanto farlocca che è in quanto non è l’Italia – perché l’Italia non esiste – pienamente manifesta nel suo sparlare di tutto e tutti.

Se l’America è qualcosa di europeo, la Russia è qualcosa di asiatico, cioè di assolutamente estraneo all’Europa. Questo porta al rifiuto del principio di uguaglianza. Le razze non sono tutte uguali. Non tutto ciò che vive ha diritto di vivere. Un meticcio non è pericoloso per quello che fa, ma per quello che è. Da qui il compito sacro del gioco di dare forma al mondo, che comporta la scelta di ciò che ha diritto di vivere e ciò che deve essere soppresso. La confusione dipende dal fatto che noi non pensiamo più per razze. Razza come ciò che tende a qualcosa di puro nel futuro, non come Tradizione del passato. La Tradizione non deve essere un punto di riferimento: ogni punto di riferimento deve essere eliminato. Il nazismo come l’ultimo tentativo di difesa della razza bianca. Il pensiero è l’impronta che già c’era che cancella quello che il meticcio ha tirato su come graziosi mucchietti di pietre, vedendo la freccia che punta al Nord, come dimostra Wewelsburg. Ordinamento del mondo e ideologie. È l’ordinamento del mondo a determinare la presenza di ideologie o la loro assenza. Con questo ordinamento del mondo non può esserci nessuna ideologia. Da qui la contrapposizione tra Himmler (il nuovo inizio nella civiltà germanica) e Hitler (la civiltà germanica come ciò che raccoglie il testimone della civiltà classica greco-romana). Nessuna rivolta contro il mondo moderno è possibile in nome della Tradizione. Ciò che non si può fare nella politica. Dal bit al Qubit. La razza come tendenza alla purezza, mai come ritorno. La necessità di oltrepassare il cristianesimo. Dare forma al mondo chiede guerra come guerra tra razza bianca e meticciato.

Pasolini era un finocchietto; Pasolini era un finocchietto italiano; Pasolini era un comunista finocchietto italiano (Ohibò!). Pasolini era un finocchietto: disprezzare Pasolini in quanto finocchietto è il modo migliore per conoscere Pasolini. Disprezzare ciò che è degenerato è il solo modo di conoscere ciò che è degenerato. Si conosce la malattia solo combattendola.

Il disprezzo è ciò che permette di conoscere l’avversario. Arabo di merda o Dreckwalscher (shitalian, merdìtalo), la razza bianca ha a che fare con lo sporco intruso di merda, arabo di merda o italiano di merda: ma è la razza bianca, adesso, in grado di difendere la terra della razza bianca? (Guardate il musetto schifoso del finocchietto italiano e comunista italiano Pier Paolo Pasolini.) L’italiano schifoso è la cosa che nessuno ha chiamato, ma che si trova sempre in ogni canto d’Europa cioè in ogni buco del culo del mondo.

Il meticciato non è ciò che deve essere incluso o escluso, ma ciò che deve essere soppresso. Il meticcio russo Fëdor Michajlovič Dostoevski ha nominato questo nel personaggio di sua invenzione di Smerdjakov, che unisce quanto è della parola del meticcio russo e della parola del meticcio italiano. Questo è ciò che comporta la fine di ciò che per comodità, da tempo, si è nominato “essere umano”. I casi in cui bisogna odiare bizzarro nido di parole in cui si è nati: quando parlare di razza, in questo nido e nodo, è come parlare di corda in casa de l’impiccato. Il meticcio sa che esso è cosa a cui deve essere tolta la vita, prima o poi, ma vive in modo che nasconde questa consapevolezza; la razza bianca sa che il meticcio non ha diritto alla vita, ma vive in nodo che impedisce di sapere questo: il meticcio sa che non ha diritto alla vita, ma vive in modo che gli permette di continuare a vivere: la razza bianca sa che è ciò che ha diritto alla vita, ma organizza la sua vita nel modo di ciò che la pone verso ciò che rifiuta la vita. Per cui il nazionalismo deve essere rifiutato:

]     DIO STRAMALEDICA L’ITALIA!     ]

Difendendo, in piena sottomissione, i tagliagole scarafaggi di Allah (= arabi), la politica occidentale prende la difesa degli arabi femmina, cioè delle cose impropriamente chiamate “donne”, introducendo la confusione con i diritti de le donne, che è ciò che riguarda la razza bianca. Gli arabi femmina dei portatori di caffettano hanno la colpa di mettere al mondo gli arabi maschi e gli arabi femmine, per cui se adottassero, gli arabi femmina portatori di caffettano, tutti insieme, lo sciopero di Lisistrata, nel mondo non ci sarebbero più, in nessun modo, arabi di alcun genere, e questo sarebbe il vantaggio per tutti; giustamente l’arabo maschio disprezza l’arabo femmina perché sa che l’arabo femmina porta sempre al mondo nuovi arabi, maschi o femmine, perché ogni meticcio sa che è solo un meticcio, e che deve essere tolto dal mondo, e si disprezza in quanto sa di essere un meticcio, cioè quella cosa che occupa il mondo e che chiama il suo boia, perché non prevede di porre fine alla sua vita rubata da se medesmo, ma sempre chiama forte il boia suo – io chiedo: è la razza bianca in grado, adesso, di essere il boia del meticciato? Questa è la domanda di Zarathustra. La donna di razza bianca non è la stessa cosa di ciò che è la cosa che si presenta come la cosa che è il portatore di caffettano femmina. La cosa che si incontra quando ora si va nel mondo – è allora la Cosa, se andare nel mondo è andare nella terra della razza bianca. Il meticcio italiano Gabriele d’Annunzio è stato giustamente definito il superuomo umile, questo perché non si pensa alla differenza tra razza bianca e meticciato: questo perché la razza bianca non pensa la differenza tra gli esseri che invece lo gnosticismo aveva posto in rilievo: per cui gli esseri ilici erano solo la pura immagine della forma divina, che deve essere eliminata, in quanto niente ha di divino fuorché la superficie, l’immagine che niente conta. La differænza è ciò che qui passa tra l’essere vivente e la cosa morta.

Non ci sarà mai “terra” finché non si sarà deciso a chi spetti il diritto di abitare la terra e chi debba invece essere soppresso – questo a livello di razza.

Heidegger ha ricordato come nei campi di sterminio nazisti non sia morto nessuno, perché solo molte cose sono state, lì, annullate, cose che erano solo cose viventi.

Fallimento dell’ideologia di centrodestra: che cosa è antisemitismo? è ciò che vuole scacciare i semiti dall’Europa, quando ieri i semiti erano gli ebrei, e oggi i semiti sono gli scarafaggi tagliagole di Allah; queste cose, che sono sempre la cosa semita, deve essere scacciata dall’Europa, ma scacciare ciò che è semita dall’Europa vuole dire annullare il terriccio dove la bestia semita ha trovato il suo ambiente di nascita e di vita – e un semita non abita mai la terra, così come a un semita non può mai essere tolta la terra, perché il semita è proprio ciò che non può avere terra.

Ambiente e terra sono concetti filosofici, trattati dal filosofo di razza bianca Martin Heidegger, ma tutto questo è inutile se non porta a ciò che è la differenza fondamentale, che è ciò che porta alla comprensione di ciò che è destinato ad abitare la terra, e il riconoscimento di ciò che è vita indegna di vivere: ricordare di difendere l’ideologia, è dimenticare di difendere la terra. (L’hitlerismo esoterico chiama la funzione simbolica della razza bianca.)

Formiche distratte tra rovine, noi, dove il nazismo ha lasciato formicai distrutti, dove chiama la nuova battaglia:

]     L’EUROPA ALLA RAZZA BIANCA D’EUROPA!     ]

Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei

Soltanto in previsione di un lungo periodo di guerre a venire, che, inevitabilmente, servirà a riportare alla rivalutazione dell’odio e del disprezzo tra i popoli, quanto poi di una comunità che accetti la nuova conformazione in base ai tempi, ma anche in base a ciò che riguarda la misurazione quantistica, si può pensare di scrivere, rivolgendosi a chi abbia finalmente chiara tale possibilità, altrimenti non si fa che ripetere cose perdute via via, strada lungo facendo; per cui sembra giusto partire dalla domanda: “qual è il conflitto?”, domanda che dovrebbe portare alla stesura di ogni nuovo libro, mentre la domanda che si pone adesso non è nient’altro che ciò che porta alla inadeguatezza di ciò che ci si ostina a definire come cultura di destra e cultura di sinistra.

Al di qua di questa possibilità, sembra stia giungendo la formazione di un centro destra culturale, che si conferma cultura come calma schietta sciatta scialla, che comporta la composizione di un libro quale opera di catechesi linda e blanda, mentre invece un libro non deve insegnare né tanto meno chiarire, quanto spandere energia dissonante attraverso la linea di un conflitto – infatti la serietà va bene solo quando riguarda la serietà del bambino che gioca, altrimenti è teatro, carnevalata, scherzo occasionale in costume, cioè salotto culturale.

Ma la questione che torna adesso è la composizione del testo, nei confronti di chi sarà chiamato a leggere il testo. Da quel maestro dell’analogia che era Novalis ricaviamo: «Il vero lettore dev’essere l’autore ampliato. Egli è l’istanza superiore che riceve la cosa già preliminarmente dall’istanza inferiore.», che è ciò che comporta la differenza tra Novalis, che vedeva nei lettori una continuazione dell’opera dell’autore, che è ciò che apre a Finnegans Wake, e l’intento di un libro che si ferma ad un intento di catechizzare.

Per il resto, il pensiero ordinato è ormai tanto di destra quanto poi di sinistra. Non lo avete mai notato? – ma questa è una cosa che non ci interessa e che facciamo bene a lasciare andare via al più presto.

Le regole sono sempre le stesse. Non potrà mai esserci il Nord come cultura operante finché esisterà il meticciato, perché esisterà solo qualcosa che identificherà la freccia che punta al Nord, che indica l’esistenza di ciò che è vita indegna di vivere, che è ciò con cui, prima o poi, qualcuno sarà chiamato a regolare i conti. Noi non sappiamo che forma potrà mai avere il nuovo pensiero, abbiamo solo la Freccia che punta al Nord, come aveva riconosciuto Heinrich Himmler nel modesto palazzotto di stile italiano reperito in terra germanica: un meticcio italiano può solo intrecciare storielle in un palazzetto tirato su altri da meticci italiani, come ha fatto il meticcio italiano Basile o il meticcio italiano Ariosto o, nell’ambito della musica, il meticcio italiano Monteverdi e così via via, strada lungo facendo; ma solo chi torna all’origine del pensiero della razza bianca può trovare, nel palazzotto tirato su dai mediocri meticci italiani, la Freccia che punta al Nord, che appartiene, alle parole che comprendono la nostra eredità, cioè le parole che abbiamo ricevuto in quanto nostra eredità, che è ciò che riguarda ciò che è giunto in eredità alla razza bianca, questo quando il pensiero torna a pensare il pensiero della razza bianca in quanto ciò che è da pensare, ma che non riguarda più ciò che è portato a nascere nel luogo in cui qualcosa ha la spinta di andare via da dove è nato andando nel mondo solo come terra dove andare – ed è per questo che è ormai tempo di passare dal bit al qubit, abbandonando la vecchia stratificazione della cultura. Il meticcio può fare giochi di parole, battute di spirito e raccontare barzellette in saloni bene illuminati dagli architetti del meticciato italiano, ma solo alla razza bianca spetta il compito di articolare l’arte del pensiero in ciò che il meticciato ha finora combinato.

Ma se vogliamo restare alla cultura di destra e di sinistra, alla cultura di destra compete allora il ricordo della razza bianca; mentre alle altre culture spetta invece il compito di cancellarne il ricordo; questo perché solo la razza può chiamare il poeta, che sarà allora il poeta della razza bianca, così come solo la razza può chiamare il compositore, che sarà allora il compositore della razza bianca, mentre il meticciato può avere soltanto un paroliere e soltanto un musichiere: il grande scrittore violenta la lingua, il piccolo scrittore è tanto se riconosce di avere a che fare con l’alingua come sua materia e fama e focaccia.

Ma rimane il concetto di Altro e di essere umano. Quello che l’andare per il mondo adesso consegna, è l’incontro con il meticcio: che deve essere separato da ciò che è l’incontro con l’altro, che allora è l’incontro con la terra. Noi pensiamo alla terra solo come terra dove andare, non pensiamo più alla terra come ciò cui spetti il diritto di stabilire chi abbia il diritto di abitare la terra; per cui pensiamo alla terra solo come terra dove andare, o come turisti, o come migranti, mentre ciò che comporta l’andare nella terra è solo andare nella Terra del Sacro, per incontrare la sacralità della terra, che è ciò che comporta colui che risponde alla nostalgia degli dèi, che deve allora incontrare ciò che, avendo avuto nascita nella terra del sacro, nel momento in cui esisteva soltanto terra, diventata poi terra del sacro, ne può redimere l’atto vergognoso di nascita, perché andare nella terra è allora possibilità di incontro con il sacro, che noi ormai non riconosciamo più come possibilità legata all’andare nel mondo, che questa recensione in negativo, una delle prime del genere, credo, tende ad esporre, nella forma di Dono della terra, che è l’incontro con l’Altro, che meno di tutto è l’altro come ciò che a caso si affaccia spaurito dal tientibene.

Così come il libro è allora ciò che sempre vuole vivere, tramite l’autore, che ne è soltanto tramite e letame, il mondo è ciò a cui si deve dare forma, perché la terra chiama il suo abitante, ma ponendo sempre la domanda: “Sono gli umani, adesso, in grado di dare forma al mondo, cioè la muova forma, di cui il mondo ha bisogno?”, così come la domanda che si presenta a chi si appresta alla composizione di un nuovo libro, perché è ciò che comporta, ad un tempo, le due cose che ne fanno una: struttura del libro e sacralità della terra.

Ancora una volta, “Incipit Zarathustra”: L’Europa alla razza bianca d’Europa! Restituire l’Europa alla razza bianca d’Europa!

Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei. Una visione del mondo in dieci idee, Marsilio, Venezia 2019

Pensiero antidemocratico – 2

Nietzsche è stato il primo vero artefice nei confronti della possibilità della formazione di un pensiero antidemocratico. Lo dimostra l’affermazione che ha sempre attraversato la sua opera, che noi ora possiamo considerare: “l’aristocratico non deve convincere, l’aristocratico comanda”. Tutto il pensiero di Nietzsche è un pensiero che si svolge in orizzontale aggredendo la filosofia a partire da quella affermazione che giunge improvvisa in verticale come un fulmine.
Così il pensiero antidemocratico è il blocco imposto al pensiero-chiacchiera che va avanti nella scacchiera di tutti i giorni.
Due sono i fattori che, secondo Nietzsche, devono accompagnare la comparsa di questo nuovo pensiero – o forse di tutta una nuova fase del pensiero: il ritorno della schiavitù e la necessità di sopprimere milioni di malriusciti. Che cosa fossero i malriusciti, Nietzsche lo ha precisato nell’Anticristo.
Dopo di lui Heidegger ha posto ulteriori elementi a favore della formazione di un pensiero antidemocratico. Lo dimostrano: la fine del ricorso alla teoria del soggetto nel progetto della filosofia; la possibilità di un nuovo inizio della filosofia, segnato dalla fine della metafisica; il rifiuto dell’umanesimo rinascimentale italiano e la conseguente separazione tra Grecia e Roma; il riconoscimento del nazionalsocialismo tedesco come nuova possibilità per la creazione di un concetto diverso di uomo; il rifiuto del concetto di essere umano come concetto fino ad allora accettato dalla filosofia tradizionale.
Prima di Nietzsche era stato invece Sade a intravedere la possibilità di un pensiero antidemocratico. In Sade l’ateismo realizzato diventa semplicemente il superamento dell’umanesimo. E quindi la possibilità di un nuovo modo di comporre testi.
In tutti e tre questi diversi pensatori, anche se in modo diverso, il rifiuto del cristianesimo è ciò che trae in modo fondamentale verso la possibilità della comparsa di un pensiero diverso.
Ma questo sempre perché il cristianesimo è la componente estranea che l’Europa deve scacciare dal suo interno. Così questo deve avvenire in quanto accettazione della questione della razza in Europa, che è la questione che, in Europa, finora non è stata posta.
Questo perché Auschwitz non è l’aberrazione da dimenticare, ma il germoglio da portare nella vicinanza che più suona lontana. Che è ciò che riguarda la razza semita in quanto razza con la quale fare i conti.