“1984” fantastico

L’Appendice alla fine di 1984, dedicata alla Newspeak, dimostra come il romanzo 1984 avrebbe potuto essere se non fosse diventato quel romanzo tedioso e privo di inventiva che si legge ancora oggi. Questo romanzo mai composto avrebbe potuto essere un racconto fantastico sul tipo di Flatlandia, o ancora di certi racconti di Borges. Si trattava di non ricorrere al solito armamentario di personaggi e situazioni alla Walt Disney (grande amico, grande nemico, grande lotta). Immaginiamo come sarebbe 1984 se fosse stato scritto in Newspeak. Forse si potrebbe pensare anche a un rovesciamento dell’attuale situazione: tre libri di complessivi ventiquattro capitoli scritti interamente in Newspeak e un’Appendice, scritta in Oldspeak, che potrebbe riassumere le vicende principali, così come – forse, ma non con la massima sicurezza – sono state presentate nel romanzo. L’imprecazione contro il Grande Fratello lascerebbe il posto a una imprecazione in lingua spargana e l’Appendice parlerebbe della Newspeak (come appunto fa nel romanzo tedioso e opprimente che ben adesso conosciamo) come di una cosa del passato, cioè come di un tentativo che è stato fatto in un certo periodo storico da una società di cui però – attualmente, stando a quanto si legge nell’Appendice – non rimane più nulla. I due modi diversi di vedere la stessa figura potrebbero ricordare le trasformazioni delle figure geometriche in Flatland, a seconda del mondo in cui esse compaiono. Allora il romanzo 1984 sarebbe soltanto un racconto fantastico un po’ stravagante. Una delusione può essere intravista: il romanzo poteva delinearsi come storia di una lingua, che determinava dei personaggi; purtroppo si è configurato come storia di personaggi scontati attraverso lo sconto di una lingua. Quando, alla fine di 1984, Winston Smith si trova ad amare il Fratello Maggiore, ci si trova ad una fine possibile della parabola del vecchio romanzo, da sempre posto sulla strada della ricerca dell’Altro, costi quel che costi. Per chi, Winston Smith, inizia il diario, che sa essere, in quel mondo, così tanto pericoloso? Per l’Altro, verso cui egli si mette in cammino ad ogni costo. Vale a dire: si mette in cammino allo scopo di investire l’Altro d’amore. Il romanzo si pone allora come ricerca dell’Altro in quanto altro da amare. In 1984 questo Altro viene indicato dal protagonista come O’Brien. Che invece si dimostrerà essere tutt’altro (ma in fondo non proprio, perché tramite quel piccolo altro oggetto d’amore, Winston Smith può raggiungere alla fine del romanzo il grande amore, cioè l’amore verso il Fratello Maggiore, che era il grande Altro a cui tendeva la ricerca). Una cosa però è sicura: questo romanzo non si pone come epica raggiunta della distanza. Però una distanza, almeno, nel romanzo è stata raggiunta – dove? Nell’Appendice.

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